Annibale rimane interdetto, immobile, pietrificato. Le donne vanno a nascondersi dietro le cortine; malauguratamente, in quella rapida evoluzione, una d'esse spinge col gomito la bottiglia dell'alcool, che, versandosi in sulla macchinetta, prende subito fuoco e cola sul pavimento come una lava.
L'avvocato Griffanti contempla per qualche minuto senza dir parola quello spettacolo di disordine e di devastazione; poi con voce tranquilla, senza avanzarsi d'un passo dice al figliuolo:
—La vettura, con che io doveva recarmi a Milano, è ribaltata in un fosso a due miglia dalle porte; come tu vedi, ho dovuto retrocedere, e questa notte resterò ancora in Pavia. Quando hai sbrigate queste tue faccende, vieni a trovarmi all'osteria della Croce bianca, dove vado ad attenderti.
—Si, papà... risponde Annibale fregandosi colle dita i mustacchi e levandosi coll'altra mano la cuffia di Marietta.
E mentre l'avvocato Griffanti si allontana a lenti passi va mormorando:—Alla sua età ho fatto anch'io lo stesso e forse peggio.. e con tutto ciò sono dottore. Ah! siamo pur ridicoli, noi altri papà!.....