—Montorio! Montorio! Io ti credeva men pigro e più robusto....

Il ritorno al villaggio fu men gaio che la partenza. Valentina parve noiata, e, durante il tragitto, per dispensarsi da ogni conversazione, pretestò una forte emicrania. Montorio, al primo muoversi della vettura, si addormentò profondamente; i parenti e gli amici che lo accompagnavano, non lasciarono di notare che, durante il sonno, la sua testa pendeva dal lato opposto a quello della moglie.

Quando i due sposi furono soli nel loro appartamento, Montorio disse a Valentina:

—Sono stanco dal viaggio; io vado a dormire nel mio gabinetto. A Milano abbiamo fatto tante salite!

Rispose la moglie:

—Sta bene. Buona notte!

Verso mezzanotte, una voce di tenore, accompagnata da una chitarra, cantava melanconicamente in lontananza:

Fin dall'età più tenera
Tu fosti mia, lo sai;
Tu mi lasciasti, ahi misero!
Anche infedel.... t'amai....

Valentina era ancor desta; Montorio, russando sonoramente, pareva che dal suo gabinetto secondasse quella canzone con un accompagnamento di contrabasso.