—Via! si faccian le cose senza risparmio; queste nostre creature non devono soffrire alcun disagio; non basta metterli al mondo, i figliuoli, bisogna anche pensare a renderli felici.
—La loro educazione mi preoccupa seriamente. L'educazione è la prima base d'ogni felicità umana.
—E come si fa in questo romitaggio ad avere dei buoni maestri? Io vorrei che le ragazze fossero istruite di buon'ora in ogni donnesco lavoro, che apprendessero l'italiano, il francese, la musica, il ballo, il disegno; e tutto ciò sotto la sorveglianza della madre. Ai maestri confiderei l'incarico della loro coltura intellettuale, ma il cuore di quelle mie creature vorrei educarlo io.
—E i figli maschi?... onde crescano sani, robusti, degni della stima universale, decoro ed ornamento della famiglia, e quanto si possa desiderare virtuosi e felici, molte cose devono apprendere. Cominciamo dagli esercizi ginnastici: il ballo, la scherma, l'equitazione, sono arti che esigono un istitutore speciale per ciascheduna, e, ben calcolati i vari rami dello scibile umano in che i nostri figliuoli dovrebbero essere versati, la loro educazione verrebbe a costare circa ventimila lire all'anno.
—Questi tuoi calcoli mi spaventano. Basta per oggi; abbandoniamo le regioni immaginarie; rinunziamo al nostro bel casino, ai piaceri della vita campestre... e torniamo alla realtà. Io credo che la vera beatitudine sia riposta nell'amore. Per amarsi non è necessario di possedere un casino in riva al lago, nè una rendita di cinque mila lire. La vera felicità, anzichè un riverbero degli oggetti che ne circondano, è una emanazione di noi stessi, che ha la sua sorgente nell'intimo dei nostri cuori. Amiamoci; e una povera soffitta nuda d'ogni ornamento, esposta alle intemperie delle stagioni, fredda, oscura, tappezzata di ragnateli, sarà per noi un paradiso di delizie!
Luigia mi gettò al collo le braccia, poi, dopo breve silenzio.... Amico, mi disse... quand'è che ci sposeremo?....
—Quando sarò padrone di quattrocentonovantanove mila novecento ottantotto lire, che aggiunte alla somma che oggi possediamo, faranno appunto un capitale di L. 500.000.—Concedo che due amanti possano vivere beati anche in una soffitta; ma un marito ed una moglie...
—Alfredo Leoni non ha forse detto a sua moglie che la sola poesia, nello stato coniugale, mantiene sempre vivo l'amore?
—È vero; ma per mantenere questa poesia, ci vogliono per lo meno ventimila lire di rendita all'anno. Vuoi tu sapere come sia finita la istoria di Alfredo e di Clotilde? Io ti servo sul momento; leggiamo quest'altra lettera: