—Volano pei campi, salgono sui rami degli alberi, scherzano, folleggiano, cantano, si beccano, e poi...

—Poi, viene il giorno in cui una delle tortorelle depone le uova.

—Vedo a che mira il tuo discorso... Tu pensi dunque che noi avremo dei figli...

—Non solo ci penso, ma li desidero con tutto il cuore. I figli sono il vincolo sacro che annoda eternamente due anime innamorate. Talvolta, col lungo convivere insieme, due persone, marito e moglie, per esempio, inaridite le rose della giovinezza o intiepiditi gli istinti del piacere, si addormentano nella indifferenza e nella noia; quindi a poco a poco si scostano, si fuggono, si disgiungono, e l'amore più fervido ed appassionato degenera in reciproca antipatia, sovente anche in odio. Un figlio soltanto può impedire questo doloroso divorzio dei due cuori. Sì, o Luigia; se tu vuoi che il nostro amore duri tutta la vita, implora dal cielo il favore di divenir madre. Forse un giorno, vicini a separarci per sempre, il nostro figliuolo si lancierà in mezzo a noi lacrimoso; ricongiungerà la tua mano alla mia, e mi trasmetterà, come pegno di pace e di conciliazione, il bacio che tu avrai deposto sulle sue labbra innocenti.

—Oh si!... voglio avere un figliuolo!

—Uno?... e se ne avessimo dodici, Luigia mia?

—Dodici figli! Misericordia!... Ciò non è possibile...—È tanto possibile l'averne dodici come l'averne uno. Prendiamo la cifra media; supponiamo che essi non oltrepassino la mezza dozzina. Ad ogni modo, il nostro casino non sarebbe abbastanza capace....

—No, certo. Io non vorrei che i miei figliuoli stessero ammucchiati l'uno sull'altro, come i passerotti nel loro nido.... Ciascuno dovrebbe avere la propria cameretta o il proprio letticciuolo.

—Io veggo che ci converrà fabbricare di bel nuovo... e la sarà una fabbrica un po' dispendiosa. Dimmi: ti bastano altre duecento mila lire?