—Il mio nome! Ella pensa dunque al suo sposo! Ella confida al salice piangente ed al ruscello i dolorosi segreti dell'anima... Ella invoca la mia ombra, e cerca un sollievo ai mali presenti nelle dolci memorie del passato! Enrico incurva la persona, mette l'occhio al buco della serratura, e vede infatti sua moglie seduta sur un banco di pietra, presso un salice piangente.

Ma non è già al salice piangente ed al ruscello che Carlotta confida i propri dolori. Un raggio di luna che in quel momento rischiara la scena, mostra al curvato esploratore un pajo di pantaloni di tela russa, entro cui si agitano due nerborute gambe da acrobatico, e più in alto un gilet di seta disteso sovra un torace atletico, quindi una ciarpa di raso azzurro, e una barba di becco che serve di appendice ad una bellissima testa di venticinque anni.

—Enrico! torna a ripetere la donna con voce più fioca.

—Lunge una volta queste lugubri memorie! A che giova il piangere eternamente i trappassati? Dimenticate, e pensate all'avvenire di felicità che ci attende.

—Ah! già troppo io l'ho dimenticato quel povero Enrico! E dire che non per anco sei mesi son trascorsi... Ed io aveva giurato di conservargli il mio amore... la mia fede!..

—Siate ragionevole, via! Carlotta... Se vostro marito tornasse al mondo, egli non potrebbe rimproverarvi d'aver ceduto alle attrattive di un amore fondato sulla onestà e mosso da rette intenzioni. Voi siete giovane, voi avete un'anima sensibile, appassionata... Perchè seppellire in eterna vedovanza tanti tesori di bellezza e di virtù? Trovaste un uomo che seppe apprezzarvi ed amarvi... un uomo che giura di rendervi felice. Egli sarà il padre dei vostri figli... egli ravviverà la vostra esistenza, vi darà il coraggio e la forza per adempiere ai santi doveri di donna e di madre...

—Voi mi parlate un linguaggio sì vero, sì insinuante... Lasciatemi! basta... Ogni vostra parola è nuova esca all'incendio che mi arde nel cuore. Lasciatemi... ve lo ripeto.

—Non vi lascio, se prima non mi promettete...

—Quale promessa?... mio Dio! Ma non vedete?.... io sono più morta che viva... Voi abusate della mia debolezza... Sì... sarò vostra... malgrado i giuramenti fatti. Sarò vostra malgrado i rimorsi che mi straziano l'anima, malgrado la certezza che questa nostra unione debba essermi sorgente di gravi sciagure...

—Carlotta!