—Misericordia! un uomo nudo... a quest'ora...!
—Sì, Bernardo; il tuo padrone...che viene dal Campo santo... ed ha bisogno di ristorarsi con una buona cena ed un buon letto.
Il vecchio domestico lascia cadere la lanterna, e, fatto tre volte il segno della croce, balbetta con voce tremante una dozzina di deprofundis. Frattanto il fido barbone dimena la coda, spicca salti di allegrezza, e lambisce amorosamente le polpe dell'antico padrone.
—Non temere, Bernardo; io non venni qui per farti alcun male, tu mi fosti sempre il più fedele e il più amorevole dei servitori, nè potrò mai scordare le tue cure e la tua assistenza durante la lunga malattia che mi condusse al sepolcro. Io so ancora che non dimenticasti di recitare ogni sera qualche prece pel mio eterno riposo, e te ne sono riconoscente. A Dio è piaciuto ch'io tornassi al mondo, nè saprei dirti come ciò avvenisse. Sentendo in me rinascere la vita ed il vigore, e trovata la cassa aperta, volai senza indugio all'amplesso dei miei più cari. Via! un abbraccio, mio buono, mio fedele e diletto Bernardo!
Il portinaio non può riaversi dalla sorpresa e dal terrore.
—Dunque... siete proprio voi... il mio antico padrone... il signor Enrico... che or fanno sei mesi... abbiamo seppellito con tanti onori?....
—Io son quel desso in anima e in corpo...
—E siete vivo... propriamente vivo.... quale eravate prima di.... morire?
—Se più indugi a darmi una veste e a prepararmi da cena, tu mi farai morire un'altra volta. Presto! vanne alla guardaroba, e cavami fuori qualcuno dei miei abiti, sicchè io mi riscaldi la pelle.
—I vostri abiti... signor padrone...