—Decisamente quest'uomo ha perduto il cervello. Carlotta è presa da terrore; Mariuccia volge al portinaio uno sguardo inquieto, mentre Aurelio, assumendo un tono scherzevole, prosegue di tal guisa:

—Il mio povero fratello (che Iddio gli conceda eterna requie) avea troppo buon senso quando era al mondo, per permettersi, ora che è morto, una burla da sì cattivo genere. Sai tu, Mariuccia, che se ai morti venisse il capriccio di risorgere, la sarebbe pei vivi e massime pei parenti una vera desolazione! Supponiamo che il sogno di Bernardo si avverasse; che il nostro Enrico ricomparisse un bel giorno in mezzo a noi; credi tu che la nostra reciproca posizione non sarebbe oltremodo imbarazzante? Converrebbe in primo luogo cedergli una parte dei nostri beni; tu, Mariuccia, dovresti rinunziare a metà della tua dote, e quindi alle speranze d'un felice matrimonio!....

—Basta, fratello, non ragioniamo di cose impossibili...

—Eppure il nostro Bernardo ci assicurava poco dianzi...

—E ancora vi torno a ripetere...

—Che nostro fratello Enrico...

—È la fuori, e domanda il favore d'essere ammesso alla vostra presenza.

L'accento calmo e sicuro del buon vecchio; la voce, il volto, il gesto, da cui traspare l'intima convinzione dell'animo, raddoppia il terrore delle due donne, che, stringendosi l'una presso all'altra, non osano trarre un sospiro, nonchè proferire una parola. Aurelio comincia a crollare il capo in segno d'impazienza; poi, volgendosi al servo con piglio severo:

—Basta per oggi, gli dice: se altro non hai ad annunziarci, vattene per le faccende tue.