Alla vista di quel cadavere Franz provò una scossa terribile—ma la natura dell'uomo e la natura dell'artista si risentirono in lui ad un medesimo tempo, e in quella lotta di sentimenti, il dolore rimase ben tosto paralizzato. Le passioni dell'artista prevalsero sui più teneri istinti dell'uomo, e li soffocarono.
Una lettera all'indirizzo di Franz giaceva sulla tavola da notte.—Il violinista l'aperse tremando:
«Mio caro Franz,
«Al momento in cui leggerai questo scritto, avrò compiuto il più grande e l'ultimo sacrifizio che io, tuo maestro e tuo unico amico, poteva fare per la tua gloria.—La persona, che al mondo ti amava sopra ogni altro, non è più che un corpo insensibile: del tuo vecchio maestro non rimane oggimai a te dinanzi che la materia organica impassibile. Io non ti suggerirò ciò che ti resta a fare.
»Non lasciarti atterrire da scrupoli vani o da stolte superstizioni.—Io ti immolo il mio cadavere perchè tu abbia ad usarne per la tua gloria—ti macchieresti della più nera ingratitudine rendendo vano il mio sacrificio.—Quando tu avrai ridonate le corde al tuo violino—quando queste corde si comporranno della mia fibra, e avranno la voce, il gemito, il pianto del mio fervido amore—allora, o Franz, non temere di nessuno,—allora prendi il tuo istrumento, mettiti sulle orme dell'uomo che ci ha fatto tanto male—presentati nel campo dov'egli superbamente ha potuto imperare fino a questo giorno—gettagli in volto il tuo guanto di sfida! Oh! sentirai come la nota di amore uscirà potente dal tuo violino, quando tu, accarezzando le corde, ti sovverrai che desse furono parte del tuo vecchio maestro, che ora ti bacia per l'ultima volta e ti benedice.
Samuele.»
Due lacrime sgorgarono dagli occhi di Franz, ma tosto parvero essiccarsi per effetto di una vampa latente. Le pupille del fantastico suonatore, fisse nel morto, lampeggiavano come quelle della strige.
La nostra penna rifugge dal descrivere ciò che accadde in quella stanza di morte, dacchè i medici ebbero praticata l'autopsia del cadavere.—A noi basti accennare che le ultime volontà dell'eroico Samuele vennero compiute, che Franz non esitò punto a procacciarsi le corde fatali onde egli sperava dar anima al suo violino.
Quelle corde, di là a quindici giorni, erano distese sullo stromento. Franz non osava guardarle. Una sera volle provarsi a suonare, ma l'arco gli tremava nella mano come lama di stocco nel pugno di un assassino esordiente.