—È pazzo! è pazzo!—fermatelo... soccorretelo! gridarono cento voci dalla platea.
Franz si allontanò dal proscenio, ed entrato precipitosamente nelle quinte, andò a prostrarsi ai piedi di Paganini.
—Perdono! mille volte perdono!—gridò Franz con accento disperato—io aveva creduto... io aveva sperato...
Paganini stese le braccia a quel povero sconfitto; lo sollevò da terra, e, abbracciandolo come un fratello, gli disse:
—Tu hai suonato divinamente... tu sei un grande artista... ciò che ti manca...
—Oh! so ben io ciò che mi manca—esclamò Franz singhiozzando; ma il vecchio Samuele mi ha tradito!....
E Franz narrò a Paganini l'istoria delle corde umane, esponendogli ingenuamente le illusioni a cui si era affidato.
—Povero Franz!—esclamò il violinista italiano con sarcastica pietà—tu hai dimenticato una circostanza per la quale le corde del tuo violino non potevano competere colle mie nella vivacità, nel calore, nell'impeto della passione... Non hai tu detto che il tuo vecchio maestro era tedesco?
—Senza dubbio—egli era tedesco come io lo sono....