La porta si apre; Carlo Restani viene introdotto da Teobaldo, che si affretta a presentarlo alla moglie.
Costei china la testa con aria indifferente, e accenna al giovane di sedere sovra un fauteuil.
—È un nuovo convertito!... esclama Teobaldo con enfasi... Tu sai bene, Clarina... gli è quello istesso che al club degli artisti... Basta, il signor Carlo vuole che si dimentichi quella scena... e noi vi poniamo sopra un sasso... D'ora innanzi egli ha il diritto di mettersi a pari cogli uomini universalmente stimati... Con quell'orecchio!... Con quella memoria! Figurati, Clarina, ch'egli mi ha fatto capire certe cose... certi bemolli... certe chiavi... Una gran scienza la musica!... e quando la si è studiata per dieci anni... si capisce che bisogna tornare da capo!
Il Restani risponde a monosillabi—la signora affetta un'aria di noncuranza, che fa indispettire il marito.
—Mia moglie si intende poco di musica...—prosegue Teobaldo—di bemolli e di cose simili non vuol saperne... e quando io le suono le sedici battute, qualche volta si addormenta... Ma io credo che a lungo andare... la convertiremo... non è vero, signor Restani?
—Mi spiace, gentilissima signora, che la mia venuta in questa casa debba procacciarvi una molestia... io desiderava sentire sull'harmonium l'effetto delle sedici battute... ma se ciò ha da tornarvi sgradevole... noi rimetteremo ad altra occasione il diletto...
—No!... fate pure! fate pure!—risponde la signora—sono più che mai disposta alle vostre battute... Alla fine, sedici battute passano in un momento... Animo, Teobaldo!... Vediamo se gli è propriamente oggi che tu riesci a convertirmi!
Teobaldo non si fa molto pregare, e dopo la solita premessa che la sua timidità nervosa non gli permette di suonare in presenza di chicchessia, va a chiudersi nel gabinetto.
—Adorabile Clarina! esclama il Restani, gettandosi ai piedi della signora.