—Io ritengo che sull'harmonium le sedici battute hanno da risaltar meglio che sui violini... Peccato che io non sappia suonare l'harmonium! Quel pezzo, sull'harmonium, deve riuscire divino!
—Qualche giorno... ve lo farò sentire—disse Teobaldo prendendo la posa solenne di un musicista, che si ricorda esser membro onorario delle più illustri accademie d'Italia.
Carlo e Teobaldo quella sera divennero i migliori amici del mondo.
—Se non fosse l'ora già tarda, io vi inviterei a salire nel mio palazzo per udire come sappia accentare sul mio istromento quelle ammirabili battute.—Ma mia moglie dorme a poca distanza della sala... e mi dorrebbe ch'ella si svegliasse...
—Ciò sarebbe imprudente...
—Voi dite bene... sarebbe imprudente!
E i due giovani si separarono con una stretta di mano.
VII.
Una mattina, la bella moglie di Teobaldo stava seduta languidamente sovra un divano della gran sala, e i suoi sguardi correvano spesso al pendolo dorato della caminiera.