E questo pensiero mascherava una determinazione colpevole, indegna, lo confesso, di un uomo leale, ma che allora, sotto gli impulsi della passione, mi pareva onestissima. Io era determinato a presentarmi in luogo di Arturo a quella donna, e rivelandole il vero autore delle lettere che tanto l'avevano impressionata e ammaliata, domandarle.... Che cosa?.... Io stesso lo ignorava.... In quella crisi di eccitamento appassionato, io non poteva prevedere lo scioglimento del dramma... Ma quand'anche la catastrofe non mi avesse promesso altro risultato fuor quello di troncare un equivoco mostruoso, di risparmiare ad una bella e amabile donna la vergogna di soccombere ad un fatuo, io non avrei indietreggiato nell'impresa.

La mia mente era in preda alla esaltazione; io non vedeva ciò che vi era di indelicato e di sleale nel mio modo di agire. Mi posi dunque all'opera con ardore—meditai per bene il mio piano strategico, e senza preoccuparmi dell'avvenire, corsi direttamente alla mia meta.

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La corrispondenza epistolare fu ripresa alacremente, ed io perorai tanto bene per ottenere un secondo abboccamento, che dopo lo scambio di una decina di lettere, la signora accondiscese. Il luogo fissato pel ritrovo fu una stradicciuola nelle vicinanze del Conservatorio di musica, dove a certe ore del giorno non si incontra anima viva. La situazione era stata scelta da me, ed era quella che meglio si addiceva alla effettuazione del mio piano strategico. Io mi era prefisso di collocarmi sovra un'altura del bastione, dalla quale avrei potuto spiare le mosse dei due innamorati. Al momento della separazione, come avviene sempre in tali casi, i due amanti si sarebbero allontanati per opposto cammino.—Dalle alture, ove io contava stabilire il mio quartiere di osservazione, nulla più facile che piombare improvvisamente alle spalle della signora, seguirla, investirla, agguantarla... e, profittando della sua sorpresa, del suo turbamento, indurla, buono o malgrado, a porgermi orecchio. Voi sapete quanto io fossi sventato a quell'epoca, e con quale spensieratezza io corressi alle avventure di amore. Felici tempi della irriflessione e degli improvvidi ardimenti! Non vi scandolezzate, o miei ottimi amici, se mi permetto di rimpiangere quelle deliziose follie. Il matrimonio ci ha tramutati—noi apparteniamo oggimai alla classe rispettabile degli uomini morali, degli uomini di polso—noi occupiamo ciò che suol chiamarsi una posizione sociale, e il mondo, che prima del nostro matrimonio ci guardava con diffidenza e disprezzo, oggi comincia ad accordarci la sua stima, ad accoglierci con rispetto e venerazione... Ma pure, se in un lucido intervallo di antica gaiezza, noi gettiamo uno sguardo al passato per raffrontarlo al presente, difficilmente riusciamo a comprimere un sospiro all'indirizzo degli anni vissuti. Chi ci ridona la sventatezza dei nostri anni giovanili? Il mondo ci chiamava scapestrati, vagabondi, gente da nulla... E infatti, noi commettevamo, ridendo, piangendo qualche volta, delle enormi follie, riprovate dalle leggi e dalla sana morale... È vero—la nostra condotta non era regolare; confessiamolo francamente, non era sempre onestissima... Ma i nostri peccati erano frutto di quella santa inscienza del bene e del male, che costituiva, nel paradiso terrestre, la felicità dei nostri primi parenti—peccati che non lasciano rimorsi nè dolori, e la cui ricordanza, anche al presente, non può destarci nell'anima veruna amarezza, quando non la accompagni il rammarico di qualche omissione...

Amici: perdonate questo sfogo—prima di riprendere la mia storia, vi prometto che sarà l'ultimo.

Era un bel mattino... di primavera, già s'intende... Seduto sovra una panchetta di granito, io dominava le viuzze sottoposte—una siepe di robinie proteggeva il mio agguato.—Allo scoccare delle sei, il mio Arturo, colle mani in saccoccia e la testa ondeggiante, si introdusse nella piccola via, dove subito venne raggiunto da una donna semplicemente vestita, col capo ravvolto in un velo.

Il Della Valle si arrestò, trasse la mano di tasca e fece l'atto di stenderla alla donna; poi, arretrò di due passi come istupidito, e poichè la signora ebbe scambiato quattro parole con lui, si allontanò a passo lento, e disparve.

Il colloquio era stato tanto breve e la separazione così pronta ed inaspettata, che per poco il mio piano rischiò di andare a vuoto. Fortunatamente la signora prese la via del bastione: onde io, riavutomi dalla sorpresa, le mossi incontro, e, sbarrandole audacemente il cammino, la investii di tal guisa:

—Signora Amalia... perdonate...