—Come mai, pensava io, potrà ella, una donna di animo sì delicato e sensibile, una donna sì colta e gentile, non avvedersi, al primo ricambio di parole, d'aver a fare con un bruto? Ed io mi figurava lo stupore di lei nello intendere le frasi sconnesse, le gagliofferie, gli idiotismi di quel melenso adoratore, il quale nelle sue lettere si era mostrato (perdonate la modestia) così poetico e commovente. Non era a prevedersi che l'incanto sarebbe sparito? che l'ardore suscitato dalla mia eloquenza si sarebbe spento alle prime parole profferite da colui?... che colpita di sorpresa e di stupore, la signora avrebbe scandagliato d'uno sguardo intelligente e profondo la fisonomia del suo adoratore, e sotto la epidermide del gentiluomo discoperto il cretino?...
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Le mie previsioni quasi in tutto si avverarono. Due giorni dopo quell'abboccamento, il Della Valle ricevette della signora una lettera dalla quale io potei scorgere un regresso di passione. Ella tornava da capo a parlare di sacri doveri, di rimorsi, di pentimenti, di pericoli. Si mostrava risoluta nel proposito di non accondiscendere più mai ad un convegno che avrebbe potuto comprometterla in faccia al mondo ed al marito, precipitarla in un abisso di sventure. Nuovamente implorava le armi a combattere una passione che poteva trascinarla alla colpa. «Vediamoci da lontano, diceva ella; parliamoci a mezzo dello scritto, dove il sentimento suole purificarsi e poetizarsi in una forma di linguaggio più castigata e più adorna. Vuoi che io ti dica tutto l'animo mio? Stringendo la tua mano, respirando la tua parola, ho sentito d'aver a fare con un uomo, leggendo le tue lettere io gustava l'ineffabile illusione di essere amata da un angelo.»
—Che razza di discorsi hai tu rivolti a quella povera signora? domandai al mio ebete cliente, con piglio fra il brusco ed il faceto.
—A dire la verità non saprei nemmen io.... siccome per via della via... e siccome per venir presto al comprendonio... parendomi che anche lei, ecc., ecc.
—Capisco, capisco... Se questo fu il tuo modo di esprimerti, immagino che il colloquio non sarà andato per le lunghe...
E l'altro, vedendomi ridere, mi guardava e rideva a sua volta, colla espressione più franca dell'imbecille.
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La lettera della signora, soprattutto quelle adorabili parole—io poteva illudermi di essere amata da un angelo—mi infiammarono la fantasia. Mi pareva che i raggi di quell'amore, deviando dal punto a cui erano diretti, anelassero ad una meta ignorata; che mentre, per effetto di una strana illusione ottica, quella donna credeva di amare il signor Arturo Della-Valle, il di lei cuore fosse invece attratto verso un altro ideale, verso colui che sapeva parlarle il linguaggio del sentimento e della poesia.
—Bisogna che io conosca... che io veda questa donna! Tale fu il pensiero che mi spinse a riprendere l'epistolario, e ad impetrare un secondo abboccamento.