—Vediamo, ora, quale impiego si può darti nella comunità, riprese Pietro dopo breve silenzio. Sai tu leggere e scrivere?
—Vi dirò.... la calligrafia l'ho piuttosto buona.... So copiare.... so scrivere sotto dettatura.... Ma a dirvela in confidenza, io non oserei arrischiarmi in uno di quegli impieghi che si chiamano di concetto.... Il mio forte è, come dissi, la calligrafia—nella aritmetica, non faccio per vantarmi, credo che pochi mi stiano al pari—ho finito il mio corso di ragioneria a Gerusalemme, insomma ho tutte le disposizioni e le doti necessarie per essere un buon impiegato d'ordine... come a dire un amministratore, un cassiere, un sorvegliante dei registri...
—Un cassiere!... esclamò Pietro con visibile commozione. Che vi pare, apostoli colleghi?... non sarebbe omai tempo che la società avesse un cassiere?...
Tutti assentirono per acclamazione.
XXVI.
Giuda fece un risolino impercettibile a fior di gengive—poi con voce melata si arrischiò a domandare:
—Ma.... miei buoni signori.... cioè voleva dire.... miei buoni colleghi..... siete voi ben certi.... innanzi tutto... di avere... o di poter avere... una cassa?
Gli apostoli si guardarono in faccia, e parevano imbarazzati a rispondere.
—Non importa! esclamò Giuda riprendendo il suo fare da principe russo:—Createmi cassiere.... ed io... in mancanza d'altri... sì! penserò io a formare la cassa.—L'argomentazione è molto semplice—ed io, per adattarmi alla vostra capacità, qui, sui due piedi, voglio ridurvela a sillogismo.—Un uomo non può chiamarsi cassiere quando non abbia a sua disposizione una cassa—voi mi chiamate cassiere della vostra società—ergo io, conseguenza inevitabile, posseggo una cassa!
Gli apostoli, sbalorditi da questa logica altrettanto profonda che ardita, accordarono a Giuda l'impiego di cassiere, colla riserva di sottoporre la nomina all'exequatur del loro divin maestro.