Eugenio mi stringe la mano con entusiasmo; io godo d'aver trasfuso in lui la speranza e la gioia; e per non dargli tempo di ricadere nella tristezza, mi propongo di accompagnarlo immediatamente a Gorgonzola, e di ricondurlo fra le braccia della sua fidanzata. A un innamorato di venticinque anni, a un innamorato che poco dianzi stava per lanciarsi nel navilio, poteva io fare una migliore proposta? Un'ora dopo noi partivamo per Gorgonzola.
CAPITOLO II. La vittima.
Il viaggio da Milano a Gorgonzola tanto a me che all'amico Eugenio parve brevissimo. Io meditavo il mio piano di attacco; l'amico si beava nei sogni d'amore: entrambi in apparenza muti, sebbene un dialogo animatissimo succedesse ne' nostri cervelli fra i varii personaggi o immaginati o evocati dalla nostra fantasia.
Entrammo in Gorgonzola ad un'ora di notte. Raccomandate all'oste le magre rozze che colà ci avevano trascinato, noi ci avviammo verso la casa del signor Lanfranconi.
A un tratto due colpi di gran cassa, e l'accordo straziante di un bombardone e di quattro clarini ci ferisce l'orecchio. — Che diavolo vuol dire questa musica? — È la banda del paese, — risponde un dabben uomo che camminava a piè pari; — questa sera ha luogo una grande serenata sotto le finestre del signor Lanfranconi, il quale fu eletto capitano della guardia nazionale. Vedete? la casa è illuminata, la folla si aduna; senza dubbio vi saranno dei discorsi. —
«Tanto meglio! — esclamo io, — una tale circostanza è favorevolissima ai nostri disegni.»
Ecco infatti la casa del signor Lanfranconi: la folla è tanto compatta che io e l'amico Eugenio stimiamo prudenza l'arrestarci a trenta passi di distanza. I piedi e, meglio che i piedi, le scarpe ferrate dei villici mi incutono rispetto più che non le manovre di un uffiziale della guardia civica, il quale, per mantenere l'ordine, rincalza a spintoni i curiosi insubordinati. Eugenio si apposta dietro un albero, e par che col guardo pretenda magnetizzare le finestre. Frattanto la gran cassa e i bombardoni destano tutti gli echi delle montagne di Bergamo; le case oscillano come per terremoto; io porto le mani alle tempia per difenderle da quell'assalto violento di note: e nondimeno, al cessare dello strepito, batto le mani con trasporto onde conciliarmi le simpatie degli astanti. — Eh! non ci sono tutti, — mi dice un vicino, — se la banda fosse completa.... «A quest'ora sarei sordo, rispondo mentalmente.»
Ma il chiasso non è finito. Al fragore degli strumenti succede il baccano delle voci umane.
— Viva il signor presidente!
— Viva!