— Poichè voi... desiderate...

— Non solo desidero, ma pretendo.... Dalla mia casa non è mai uscito verun galantuomo senza prima aver gustato il mio barbéra...

— Signore! qual degnazione da parte vostra!... Ma non è a far le maraviglie... Il conte Valeschi a Parigi nelle sale della marchesa Orleanoff ha detto che l'Italia non possiede che un solo vero democratico... e quello siete voi. —

Il signor Lanfranconi ha gli occhi scintillanti. Mentre io stempero la mia eloquenza in complimenti di tal genere, il servo reca due bottiglie, e subito si allontana per cenno del padrone.

— È strano che in Russia, in Inghilterra e in Francia sia noto il mio nome, — dice il dabben uomo riempiendomi il bicchiere. — Che ho fatto io per procacciarmi tanta fama? Non sono uscito mai da Gorgonzola... Le mie idee politiche sono subordinate alla volontà di pochi buoni amici che onorano la mia casa della loro presenza... Nel circolo da me istituito non parlai che due volte... e non credo aver proferite più di venti parole....

— Venti parole del signor Lanfranconi valgono assai più che non venti volumi di codesti politicanti accozzatori, gonfi di ciarle e vuoti di idee. Non v'ho forse udito poco fa predicare dal vostro balcone? Qual fuoco, quale eloquenza in sì breve arringa! Qual concisione e al tempo istesso quale esattezza nel dipingere lo condizioni presenti dell'Europa, le passioni politiche de' vari stati, le nuove idee dei popoli! Il signor Albacioff, parlando di voi al conte Adrianoff, uscì fuori con questa sentenza: «L'Italia possiede due geni politici, che nella presente situazione potrebbero condurla a buon fine: l'uno è il conte Cavour, il quale fatalmente si è ritirato dalla cosa pubblica; l'altro è il signor Lanfranconi presidente del circolo di Gorgonzola, troppo modesto o troppo altero per accettare la prima carica dello stato.»

— Oh sì! troppo altero! — grida il mio interlocutore dopo aver vuotato il bicchiere sino all'ultima stilla.... Ma se mai gli attuali ministri intendessero abusare più oltre del loro potere... uscirei forse del mio coviglio... e volerei a Torino... per salvare la patria!

Povero Lanfranconi! L'ingenuità delle sue parole mi commuove, mi intenerisce. Io comprendo fino a qual punto le adulazioni di due raggiratori gli hanno guasto il cervello.

— Voi dicevate, — prosegue egli coll'entusiasmo del credenzone, — voi dicevate che lord Russel, lord Gorciacoff e Valeschi si sono degnati di pronunziare il mio nome. Potreste ora dirmi in qual modo que' grandi diplomatici hanno potuto aver nuova de' fatti miei... e in quale occasione si compiacquero rammentarmi...?

— Signore: la sarebbe una istoria troppo lunga e, per dir vero, io sono aspettato da un mio compagno di viaggio all'albergo del Sole, nè posso per ora intrattenermi più a lungo.