Il signor Lanfranconi scuote il campanello per richiamare il domestico, il quale subitamente comparisce.
— Va all'albergo del Sole, e dì all'amico di questo signore... che noi lo attendiamo qui...
— No... no, — interrompo io. — Asdrubale non consentirebbe di metter piede in questa casa, mentre per certe ragioni politiche egli viaggia l'Italia nel più stretto incognito. —
Poi volgendomi al domestico: — poichè il signore desidera ch'io mi trattenga qualche tempo con lui, dirai alla padrona dell'albergo che in caso il mio amico rientrasse prima di me, vada pure a coricarsi, che io sto bene ove mi trovo...
— E aggiungi, — proseguì il signor Lanfranconi, — aggiungi che il signore passerà la notte in casa mia, perchè deve parlarmi di gravi affari di stato... Ah! ah! —
Il servo si inchina e parte. Il colpo è fatto... eccomi padrone della fortezza. A suo tempo aprirò la breccia per introdurre l'amico; gran scena di passione, gran quadro finale, e buona notte... Il signor Lanfranconi brucia d'impazienza: conviene alimentare la fiamma perchè non si spenga sul più bello.
— Io era a Pietroburgo due mesi sono e, come vi dissi, fui presentato in casa del signor Gorciacoff, il quale ebbe la cortesia d'introdurmi presso la marchesa Albanoff, amica del principe Adrianoff, il cui segretario, signor Anstracoff...
— Che bei nomi! che nomi diplomatici! È duopo confessarlo, noi in Italia di tali nomi non ne abbiamo...
— Il signor Gorciacoff, leggeva una sera il Somarroff, giornale russo. A un tratto egli sospende la lettura, e volgendosi a me con aria sorridente: «Di grazia, mi chiese, quanti anni credete voi possa avere il signor Egidio Lanfranconi?»
— Sessantaquattro anni, cinque mesi e sei giorni...