In proferire queste parole, il signor Lanfranconi si asciuga due grosse lacrime che gli gocciolano sulle guance. L'ingenuo trasporto del dabben uomo mi toglie il coraggio di continuare la finzione. Vorrei stringergli la mano, vorrei senza indugio aprirgli candidamente il mio cuore, dirgli le vere ragioni perchè io sono venuto in casa sua; ma forse di tal modo guasterei il mio piano di battaglia. Per buona sorte un terzo personaggio entra nelle sala... una giovanetta di circa diciott'anni, bella e mestissima nel volto: Ifigenia.
«Oh! la gentile creatura! — penso io, — dessa è ben tale da destare l'entusiasmo dell'amore in un cuore di ventisei anni, bollente, poetico qual è il cuore dell'amico mio.»
Ella si arresta... non osa aprir labbro. Si direbbe ch'ella tremi della severità paterna: forse l'aspetto d'uno sconosciuto la rende più esitante.
— Che vuoi tu, figliuola mia? — chiede il signor Lanfranconi con piglio alquanto brusco.
— Io veniva per ricordarti... che i convitati... ti aspettano in giardino... e si maravigliano della tua assenza.
— Oh! sì!... vero!... — esclama il signor Lanfranconi, levandosi in piedi. — Vedete s'io sono smemorato...! La politica mi faceva dimenticare la cena! Figliuola mia, ti prego di dar di braccio al signore, di condurlo in giardino e di presentarlo ai nostri amici, mentre io corro a vedere se quella lumaca di Stefania ha preparate le camere... Il signore è amico di Palmerston, di lord Russel, di Gorciacoff... e d'altri pesci grossi... di tal fatta. Basta!... fra poco verrò io. Voglio un po' vedere lo stupore di mia sorella quando udrà che lord Palmerston... e quegli altri signori parlano di me in Inghilterra ed in Russia... come si trattasse d'un loro fratello.
Ifigenia manda dal petto un sospiro, e mi volge una occhiata di rimprovero, quasi intendesse dirmi: «Anche voi abusate della credulità d'un vecchio dabbene, del povero padre mio!»
Ma appena il signor Lanfranconi è uscito, io prendo con dolce violenza il braccio della fanciulla e le mormoro all'orecchio: — Eccellente fanciulla: io sono venuto qui per darvi una buona notizia. Eugenio è giunto stassera a Gorgonzola, e scommetto che in questo momento egli è ancor là abbasso inchiodato sotto il balcone... nella speranza di vedere la sua Ifigenia. —
Gli occhi della fanciulla sono rasserenati. Il suo braccio trema nel mio... Ella si affretta ad accompagnarmi in giardino, e nello scendere le scale mi fa cento domande sul conto del suo innamorato. Io le dipingo co' più vivi colori la passione di Eugenio e il suo dolore nel vedersi tolta la donna che era per lui oggetto di adorazione; le dichiaro che non per altro scopo io mi sono introdotto in casa del padre di lei, se non per favorire i disegni di Eugenio, per ricongiungerlo alla sua innamorata. Ad ogni mia parola Ifigenia cerca rianimarsi: in breve io riesco ad ispirarle tanta confidenza, quanta dapprima le avea ispirato avversione.
Eccoci in giardino; sotto il pergolato è disposta una mensa obblunga, in capo alla quale è un posto vacante.