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Chi è quel figuro abbottonato, che vorrebbe darsi l'aria di un gran personaggio, e lascia intravedere da' suoi sguardi furbeschi e inquieti il cavaliere di industria? Il sotto-mezzano, il vice-corriere della cronaca criminale, che supplisce ai corrieri ordinarii ogni qualvolta si tratti di processi insignificanti. In tali casi, egli si incarica di riepilogare i fatti e i dibattimenti per passarli sottomano ai redattori del gazzettino. — Gli incriminati, o gli aventi causa si raccomandano a lui per impedire la pubblicità dei processi, per ottenere delle reticenze o delle modificazioni. Il nostro vice corriere ha stabilito una tariffa pe' suoi piccoli servigi. Per venti franchi, egli sostituisce al nome degli incriminati le sole iniziali, per franchi quaranta sopprime anche queste. Mesi sono, al tribunale correzionale si agitava il processo di un tal Bislemacchi.... La madre dell'accusato, una povera donna, temendo che il nome del figlio comparisse disonorato nei Gazzettini di città, si raccomandava piangendo al vice-corriere della stampa. Questi con voce melata le espose i suoi prezzi di tariffa.
— Ebbene! disse la povera madre; domani vi manderò venti franchi perchè mettiate le sole iniziali. — Benissimo! rispose l'altro; aspetteremo a pubblicare il resoconto... ma badate che domani per le dieci io abbia in casa la somma. — Il mattino seguente la povera donna spediva al vice-corriere tutto il danaro che aveva potuto raccogliere, il quale non ammontava che a dieci franchi meno venti centesimi. Come si fa? La giustizia dev'essere eguale per tutti, pensò il vice-corriere calcolando — per dieci franchi meno venti centesimi non si può sopprimere tutto il nome... Vediamo ciò che si può fare per non uscire dalla legalità. — Quella sera, i diversi Gazzettini riferivano il processo giudiziario nel modo seguente: «Oggi sedeva sul banco degli accusati un tal Bislem.... gravemente indiziato, ecc.» — Il vice-corriere aveva soppresso la seconda metà del nome per dieci franchi ricevuti, e aveva lasciato correre la prima parte con una lettera di giunta la quale rappresentava i venti centesimi mancati.
Gingillino — bel nome! — un giovanotto di buona famiglia, il quale non volle saperne di fare il suo corso regolare al Ginnasio ed al Liceo — ed è venuto a Milano dalla provincia per iniziarsi alla carriera delle lettere — Le lettere sono un pretesto per lui; un pretesto per carpire danaro al papà, un pretesto per introdursi nelle famiglie a far strage di... fanciulle — egli adora le fanciulle! — Cosa ha scritto? nulla — ma tutti gli elenchi di collaboratori portano il di lui nome. Una volta che il suo nome sia stampato nell'elenco, egli va in giro preconizzando le meraviglie del periodico che sta per uscire, lo raccomanda, gli procaccia degli abbonati. Spedisce al papà cento, duecento copie del programma; questi lo propaga fra i suoi conoscenti, e va tutto in solluchero nel vedere suo figlio nobilmente assiso fra i più celebri campioni del giornalismo.
Ma gli articoli di Gingillino?... Chi li ha veduti? Il giornale fa il suo corso — nasce — vegeta e muore... Non mai un articolo segnato Gingillino. — eppure tutti dicono che egli lavori... che egli scriva... giorno e notte — Si odono dello ragazze esclamare: quel racconto di Gingillino mi ha fatto piangere — Volete la chiave dell'enigma? — Gingillino si appropria la paternità di tutti gli articoli, di tutti i racconti, di tutte le poesie che vengono in luce senza nome. — È carità, non è vero? — Poichè Gingillino figura nell'elenco dei collaboratori, qual meraviglia che sieno di sua fattura tutte le composizioni anonime che si leggono nel giornale?
Quand'uno loda una poesia, una novella uscita senza nome di autore, Gingillino sorride, abbassa gli occhi, prende un'aria modesta, un fare imbarazzato, come temesse... Che cosa? È troppo trasparente quella modestia...
— Ah! siete voi, signor Gingillino, siete proprio voi l'autore di quella gemma letteraria?... L'avrei indovinato dallo stile, — Inezie! ma... io... — Che serve?... palesatevi francamente. — Ma vi dico.... e d'altronde non c'è poi tanto merito... — Ed ecco di qual modo Gingillino, senza sdruscirsi il cervello, senza consumo di inchiostro e di carta, è riuscito a farsi credere un letterato. Il papà gli scrive molto spesso dalla provincia: «ho veduto il tuo nome anche nel nuovo programma... Bada, figliol mio, di non affaticarti troppo... Va bene la gloria, ma la salute innanzi tutto.»
Largo al factotum dei giornali illustrati! Un mostro di attività — una enciclopedia ambulante — scrive otto articoli il giorno ad argomento fisso!... — Presto! Lo Streppa è arrivato... Mettiamogli dinanzi un disegno, un paesaggio, un ritratto, una figura qualunque. Un giorno lo Streppa aveva in prospettiva sul suo tavolo un Serpente boa, una Lola Montes, le Cataratte del Niagara e la Presa di S. Giovanni d'Acri. Quei disegni reclamavano ciascuno il loro articolo — quegli articoli dovevano essere compiuti e mandati all'Uffizio di Redazione in capo ad un'ora. — Credete voi che il nostro atleta si sgomentasse? Voi non conoscete il suo metodo. Lo Streppa è vecchio del mestiere e può disporre di un ricco e svariato repertorio di articoli proprii ed altrui.
Cinque anni, dieci anni sono, lo Streppa ha scritto un articolo sul Serpente a sonagli; orbene: con poche varianti, con poche modificazioni, quell'articolo può applicarsi al Serpente boa. A Lola Montes si adatta come un guanto la biografia di Miss Ella — per le Cataratte del Niagara può servire una descrizione del Fiume Latte che altre volte ha descritto le Conche di Paderno; quanto alla Presa di S. Giovanni d'Acri, nulla più facile che il sostituire ad essa l'Assalto di Ancona o di Gaeta, un combattimento, una battaglia qualunque, tolta a prestito dai bullettini delle armate. — Eh! non sono queste le grandi prodezze letterarie, le grandi strategie del nostro collega giornalista. Il direttore del foglio illustrato un bel giorno rileva per poco prezzo tutto un emporio di vecchie incisioni in legno od in rame che sia, per usufruttarle come novità nelle pagine del suo giornale. Di queste incisioni, parecchie non hanno senso; forse l'ebbero un tempo, ma le tradizioni si perdettero collo sbiadirsi delle linee. — Una volta allo Streppa fu mandata una incisione che rappresentava una vasta campagna predominata da un monumento in rovina. Si trattava di dare un nome a quei ruderi antichi e di scrivere in proposito un articolo serio. — Nessuno, meno lo Streppa, avrebbe raccapezzato un concetto da quelle sbiaditure di colonne e di stipiti insignificanti. Ebbene: mezz'ora dopo, il direttore del foglio illustrato riceveva di rimando la incisione e l'articolo; e questo articolo si intitolava: Il cane di Alcibiade.
L'acuto giornalista, nell'esaminare i più intimi particolari del disegno, aveva scoperto un cagnolino quasi impercettibile accovacciato fra due alberi. — Un cane!... Perchè no?... Potrebb'essere il cane di Alcibiade... Io tengo un articolo bello e fatto su questo argomento... Dunque!... — E il direttore del giornale illustrato fu beatissimo di poter usufruttare la sua incisione.