Il signor Frigerio ha deposti gli erbaggi sulla tavola... e allettato da un'ampia poltrona che gli stende le braccia, vi si abbandona con quell'impeto confidenziale che è tutto proprio delle parti più pesanti e meno pensanti della macchina umana... Ma appena i due corpi elastici vengono a contatto, il professore balza in piedi mettendo uno strillo come se una vipera l'avesse addentato. Sebbene le appendici della schiena sieno dai fisiologi considerate le parti meno sensibili dell'uomo, non è mestieri chiedere al signor Frigerio qual solletico egli provasse nel sentirsi penetrato in quelle regioni elastiche da quattro enormi spilloni.

O decoro della scienza! o gravità professorale! quanto poco ci vuole per compromettervi — Se i membri dell'Istituto, se gli invidi colleghi, se gli scolari dell'Università vedessero il signor Frigerio, le mani aderenti alla parte ferita, agitarsi, saltare e strillare tutto solo nella camera!.... Lo sfortunato professore perderebbe in un punto l'autorità e la fama guadagnata con centoventiquattro opuscoli scientifici. Fortunatamente, il signor Frigerio non può nemmeno imaginare che una mezza dozzina di donne si contendano il diletto di contemplarlo in quella posa grottesca, inviandogli dal buco della serratura una salva di ingiurie e di imprecazioni.

Basta! il dolore fu passeggiero..... La contrazione è cessata — il signor Frigerio distende le membra ed assume più serio contegno... ma in lui non rinasce la fiducia. Tutti i mobili della camera possono nascondere qualche perfido ordigno. Tentando i cuscinetti dell'altre sedie, la mano del signor Frigerio ha sentito altri pungoli.... Queste non le son piante da vegetare naturalmente nella stoppa — pensa lo scienziato — qualcheduno le ha trapiantate qua dentro con perfido disegno. — Domani chiariremo questa faccenda... Ma dov'è il mio portafogli?... dove sono le mie carte? Qualcuno senza dubbio è venuto a manomettere le cose mie! Oh! io non voglio coricarmi se prima..... Misericordia!.... Un sorcio nella mia beretta da notte! Ma no... non è un sorcio... gli è un gatto... Che vedo?... la coda di un gatto cucita alla mia berretta! Ma ciò non è naturale... Checchina! Checchina...! Ehi di là...! Checchina, dico!...

— Un cancro! un accidente! una fistola! rispondono a bassa voce le femmine.

— Checchina! Checchina! grida di nuovo il professore, battendo co' piedi la porta; che egli si accorge esser stata chiusa per di fuori.

Dopo avere inutilmente picchiato un bel pezzo, disperando d'ogni soccorso, il pover'uomo si avvicina al letto, e tremante dalla commozione, dalla stanchezza e dal freddo, prende il partito di coricarsi e di attendere il domani per conoscere l'origine di tanti infortunii...

Già il professore è riuscito a levarsi di dosso gli abiti inzuppati di pioggia — già egli stende una gamba per salire sul letto... quando... nel rimovere le coltri, uno spettacolo strano e terribile gli si presenta allo sguardo, e gli fa rizzare i capelli sulla fronte. Questa volta il professore sentì mancarsi la voce... Egli rimase immobile a bocca aperta, pietrificato dalla sorpresa e dal terrore.

Una ventina di gamberi vivi girovaganti fra le lenzuola, agitavano gli uncini minacciosi, quasi attendessero una vittima da scarnificare; ed altrettante rane, balzando audacemente dal covo, correvano saltellanti su tutti i mobili della camera.

Quando l'uomo è commosso da gravi e straordinarie impressioni, a che gli giova la scienza? L'illustre naturalista, il dotto professore, che per tanti anni ha consumati gli occhi ed il cervello nello studiare tutte le varietà del regno animale, sotto l'influenza della sorpresa e del terrore, scambia i gamberi per scorpioni, i ranocchi per pipistrelli.

Questo errore scientifico non illuse però lunga pezza il signor Frigerio. Allorquando, cessata la violenta commozione, egli fa in grado di riconoscere il proprio errore, con flemma da scienziato raccolse accuratamente gli animaletti raminghi, e ad uno ad uno li pose a sguazzare nel secchio.