Povere bestiuole innocenti! pensava il Frigerio; sarebbe una vera ingiustizia ch'io disfogassi la mia collera con voi... Voi non siete che lo stromento di qualche maligno o di qualche stolto. Ma donde sarà egli uscito questo incognito nemico, questo genio perverso, che si è proposto di farmi passare una sì cattiva notte? A Menaggio non v'è persona che mi conosca... Io non ho mai fatto male ad alcuno... Basta!... spero aver superati i maggiori guai... Domani... la Checchina mi spiegherà questa istoria...

Il professore, vinto dalla stanchezza e dal sonno, si gettò audacemente sul letto; ma appena ebbe spento il lume, sulla opposta parete egli vide comparire una testa da morto fosforescente, e sotto a quella una scritta parimenti di fuoco: Morte al Tedesco!

CAPITOLO V. Una lettera compromettente.

All'indomani, verso le dieci del mattino, il professore Frigerio non era ancora uscito dalla camera.

Frattanto il sartore, il sergente, il maniscalco e il sindaco di Menaggio si adunavano a concistoro in una sala terrena per decidere le sorti dello scellerato emissario dell'Austria.

— Figliuoli! diceva il sindaco; le carte e gli altri documenti che mi avete presentati non sono prove che bastino per farlo arrestare legalmente... Meglio sarebbe sorvegliarlo, seguirlo dappertutto, vedere con chi egli parli, quali relazioni egli abbia... infine aspettare che egli si comprometta e caschi da sè medesimo nel laccio della giustizia...

— Voi altri moderati siete tutti di una pasta! grida il Gallina. Coi vostri riguardi, colle legalità, lascierete allignare la gramigna nel paese, e più tardi non vi sarà modo di estirparla...! Badate che un giorno o l'altro il popolo sovrano perderà la pazienza, e finiremo per farci giustizia da noi!

— Bravo! ben parlato! viva il Gallina! viva il popolo!

— E la faremo finita una volta, prosegue il sarto oratore, coi tepidi, cogli striscianti, e coi perseveranti!...

— Bravo! ben parlato! viva il Pungolo! morte alla Perseveranza!