In pochi minuti il furore delle masse è infrenabile. Tutti i tavolini del caffè son convertiti in tribune — dieci, dodici oratori parlano ad una volta. — L'uno predica moderazione, un altro inasprisce le ire — questi grida contro i Borboni — quell'altro se la prende col papa e col cardinale Antonelli — chi inveisce contro Lamoricière e i soldati Irlandesi — chi vuol morti gli Svizzeri. Le sorelle Menafuoco, salgono anch'esse sovra una tavola, e improvvisano una allocuzione sullo stile del Pungolo, nella quale, dopo aver enumerati i vari titoli che esse hanno alla benemerenza dell'Italia, si lagnano di non trovare marito.

Fra tanta discordanza di opinioni e di voci, fra tanto strepito di applausi e di fischiate, come si fa ad accontentare le masse? — I momenti sono preziosi. — Le campane di Taceno suonano il mezzogiorno — giusta i calcoli preventivi, le due spie debbon esser discoste da Tartavalle mezz'ora di cammino.

Il sindaco di Menaggio, che appartiene al partito della moderazione, trova finalmente la maniera di stabilire l'accordo. La proposta di eleggere una commissione la quale si incarichi di dirigere il movimento popolare, viene accolta per acclamazione.

Io non oserei guarentire che le elezioni procedessero in tale circostanza cogli scrupoli della legalità. Abbiam veduto parecchi idioti aprirsi le porte del Parlamento a forza di sfacciataggine e di soperchierie — qual meraviglia se i deputati di Tartavalle riescono a farsi eleggere cogli spintoni e gli scappellotti? — Beati i primi che seppero farsi innanzi! Quando la sala dell'Assemblea fu colma, le porte si chiusero, e il popolo sovrano rimase fuori colla piena convinzione di aver eletto i suoi rappresentanti.

La quistione è urgente... I nemici alle porte... Il popolo stipato sotto le finestre attende con impazienza i decreti dell'Assemblea... Nella sala dei deputati, quaranta si sono già iscritti per parlare sulla grande quistione...

— Sapete che abbiamo a fare? dice il signor Franchetti a tre o quattro amici che gli stanno d'intorno. — Mentre quei signori deliberano, io sarei di parere che noi cominciassimo ad agire. Poichè questo sciagurato mal d'occhi mi ha impedito di andare in Sicilia a tirare quattro fucilate contro i Borbonici, voglio almeno prendermi il gusto di menar le unghie sul grugno di una spia...! Partiamo adunque! Meglio essere i primi che gli ultimi! Quando avremo rotto il naso a que' due furfanti... penserà l'Assemblea a decretare i cerotti...

E senz'altro parole, il signor Franchetti, in compagnia di pochi amici, prese la via di Bellano.

CAPITOLO VII. L'imboscata.

Come l'uomo cammina fidente e sereno, quando abbia l'anima illibata e la coscienza tranquilla! I signori Frigerio e Zannadio han già dimenticate le occorse disavventure. Senz'odio e senza sospetto, essi lasciano i paesi inospitali, dove rischiarono soccombere ad una persecuzione inesplicabile. L'amore della scienza li guida pel nuovo cammino. Essi procedono a passo lento, cogli occhi fissi a terra — l'uno si inchina a raccogliere arbusti, l'altro si riempie le tasche di ciottoli — quando si arrestano, gli è per considerare i vegetali o i minerali raccolti, e ricambiarsi qualche utile osservazione.

— Oh! vedete quel giallume! esclamò lo Zannadio, additando al compagno un pratello al di là della siepe... Io scommetto che que' fiori sono gli ellebori gialli che voi andate cercando!...