Il Frigerio spicca salti dalla contentezza... Il pratello non è molto discosto...
I due scienziati si adoperano colle mani e co' piedi per aprire una breccia fra gli arbusti e le spine della siepe. — Dalli! abbatti! taglia! rimuovi! alla fine ogni ostacolo è distrutto... I dotti occipiti sono già sprofondati tra le foglie — le spalle si spingono innanzi — le trippe contendono felicemente coi rami... quando — oh! sorpresa! — una mano prepotente afferra per la coda i due professori, e li trae dalla tana come due sorci sorpresi.
— Cane maledetto! tu non mi sfuggirai, grida il medico Franchetti, tenendo saldo lo Zannadio per le falde del vestito e rotando nell'altra mano un nodoso bastone.
— E tu pure... o birbone! grida il giovane studente, investendo la schiena del dotto naturalista.
I due professori, col capo intricato fra i rami, si contorcono, si dimenano, si difendono alla meglio colle pedate, urlando: al ladro! all'assassino! e invocando soccorso in tutti i toni della paura.
— Volgiti costà, e mostrami il tuo grugno da patibolo! grida il Franchetti allo Zannadio, facendolo girare come un paleo.
Il povero geologo cade a terra ginocchioni, leva le mani in atto di preghiera, poi, riversando le saccoccie del soprabito da cui si rovesciano parecchie dozzine di ciottoli: Signor ladro! dice piangendo; pigliatevi pure tutta quanta la roba... ma lasciatemi la vita... per l'amor di Dio!
Perchè mai il Franchetti si arresta immobile, pietrificato dallo stupore?
Perchè mai il giovanetto, che poco dianzi investiva il signor Frigerio con tanta violenza, non appena questi gli ha rivolta la faccia, dà indietro due passi, e si tira il cappello sugli occhi per la vergogna?
I tre studenti, che furono della partita, abbassano le armi, si levano il cappello, e rimangono nella attitudine di colpevoli colti in fallo.