— Oh perdono! mille volte perdono! prorompe il Franchetti, deponendo il randello, e stendendo la mano al geologo, che giace tuttavia inginocchiato sull'erba... Voi; voi!... mio professore!... Voi... l'amico degli studenti! l'onore dell'Università!... Voi, che io venero e stimo fra tutti gli scienziati d'Italia!... Oh! lo imbecille! lo sciagurato ch'io fui!... Sorgete, non temete di nulla!... A me... a me si aspetta piegare il ginocchio dinanzi a voi... e implorare una parola di indulgenza!...

Lo Zannadio ed il Frigerio si levano in piedi e si guardano l'un l'altro come smemorati, mentre i circostanti colle più entusiastiche dimostrazioni di riverenza e di affetto cercano rassicurarli...

— Ma dunque, perchè ci avete aggredito con tanta furia? perchè quei randelli levati sulle nostre spalle? domanda l'ingenuo Zannadio.

— Per chi mi avevate preso? chiede il Frigerio alla sua volta.

— Signor professore!...

— Signor maestro!...

— Signor ripetitore!...

— Ebbene?... parlate dunque!... A voi, dottor Franchetti... Pronunziatela alfine questa parola, che dev'essere per noi la soluzione dell'enigma!... Noi comprendiamo che qui avvenne un equivoco...

— Oh! sì! un equivoco fatale! risponde il Franchetti. Ed ora che bene ci rifletto, ringrazio la provvidenza di avermi fatta nascere l'ispirazione di venirvi incontro con questi miei colleghi. Se per caso foste caduti nelle mani del popolo... a quest'ora non rimarrebbe di voi neppure una scheggia d'osso... Quei sciagurati vi avrebbero fatti in brani. Volete ch'io ve la dica tonda e schietta, l'orribile parola?... Mentre noi stiamo qui ragionando, laggiù a Tartavalle havvi un'assemblea, un tribunale popolare, che sta deliberando qual genere di martirio vi si debba applicare. Nell'opinione di quei popolani voi siete due spie dell'Austria.

I due professori spalancarono la bocca come due pesci cani feriti.