Ma il nostro demagogo non si accorge de' poco benevoli commenti che i circostanti fanno sul di lui conto. Tutto radiante nel viso, egli attraversa il porticato per entrare nella sala d'aspetto...
— Dall'altra parte, signore!... Laggiù! più abbasso! dice l'uffiziale che sta alla porta... — Qui non entrano che i primi ed i secondi.
— Al diavolo i secondi ed i primi! Al diavolo tutte queste distinzioni, avanzo di feudalismo!... Privilegi! sempre privilegi! E che sono essi più di noi, questi signori, che si riservano il diritto di entrare per questa porta?... Non sono forse uomini come noi, figli del popolo? Non mangiano anch'essi? non dormono? non vanno soggetti alle malattie... ai bisogni più immondi?..... Quali sono i loro meriti speciali.....? vorrei un po' saperlo!!...
— Essi han pagato il biglietto qualche soldo di più, risponde l'uffiziale con ironia — Se il signorino avesse desiderato...
— Eh! ch'io non desidero nulla, io! Sono figlio del popolo, io! — sono cresciuto col popolo — ho diviso col popolo le più sante aspirazioni, i più sublimi dolori... Io voglio stare... e starò sempre col popolo.
— Dunque, la prenda quell'altra porta, e liberi il passaggio; che io non ho tempo di ascoltare delle prediche in questo momento! dice bruscamente il guardiano.
— Oh! vedi un po' che baldanza vanno prendendo questi impiegati regi! esclama Teobaldo.
Ma il campanello ha dato l'ultimo segnale..... Non v'è più tempo da perdere...
Teobaldo, dopo aver fulminato con una terribile occhiata l'ispettore dei biglietti... si precipita nell'andito destinato ai passeggieri di terza classe, lo attraversa rapidamente, e corre verso il convoglio... Sventuratamente un villano di Seregno gli attraversa il cammino..... Il villano ha due immensi panieri sotto braccio.... Teobaldo, nella foga del correre, ha urtato un paniere... Il villano perde l'equilibrio.... inciampa in una rotaia, e viene a cadere a poca distanza dai vagoni...
— Soccorrete quel figlio del popolo! grida Teobaldo dall'alto del vagone...