Due inservienti della ferrovia accorrono per sollevare il caduto.
— Presto, buon uomo!.... Il convoglio parte.... A quanto pare non ti sei fatto male — la testa non è rotta — per questa volta non sei morto!
— Credo di no, signor generale, risponde il villano inchinandosi ad uno degli inservienti — ma temo che qualche cosa di rotto vi sia nel canestro... Se mi concedessero qualche minuto..
— In vagone! in vagone! gridano ad una voce i i due uffiziali.
Essi aiutano il villano a salire, — gli chiudono gli sportelli dietro le spalle, — e il convoglio parte, mentre il villano, perduto l'equilibrio, va barcollando nell'interiore della carrozza e gridando a tutta voce:
— Adagio! Un momento! fermate i cavalli.... assassini!...
Gli altri viaggiatori, per la maggior parte contadini, si divertono a rimbalzare il mal capitato collega.
Questi lo tira per la coda del soprabito — un altro lo spinge — un terzo mena colpi sul paniere — tutti a ridere, a schernire, a battere le mani.
Teobaldo, adagiato in un angolo della carrozza, è scandolezzato di quella scena. Egli aggrotta le ciglia — si dimena — si contorce.
Questo è dunque il popolo dai nobili istinti, dalle aspirazioni generose! Questa è la carità, l'umanità tanto vantata delle classi povere? Oh scandalo!.... oh vergogna!