— Ma il povero popolo non ne ha colpa — pensa Teobaldo. — Corrotto da lunghi anni di schiavitù, conculcato dai tiranni, abbrutito nell'idiotismo, esso ha perduto la coscienza della propria dignità... Il terso cristallo fu appannato dall'alito impuro del dispotismo — la limpid'acqua fu avvelenata alla sorgente... Povero popolo! Educhiamolo colla parola e coll'esempio!...

— Buon popolano — dice Teobaldo, volgendosi al contadino, che non è ancora riuscito a mettersi in equilibrio — date a me quel canestro — appoggiatevi pure alle mie ginocchia — poi vedremo di serrarci un poco l'un presso l'altro in modo di farvi un posto da sedere... Ci hanno stipati qua dentro come bestie da macello!... Oh! ma verrà il tempo della giustizia.... assassini del popolo!... E questo tempo non è lontano!

Teobaldo prende il canestro del villano, e se lo mette sulle ginocchia. Frattanto i viaggiatori si stringono a malincuore l'un presso l'altro, tanto che si scopre una lacuna, ove finalmente il villano di Seregno può introdurre le appendici della schiena.

— Si viaggia pur male nelle strade ferrate! brontola il villano.... In vettura si andava più adagio, ma non v'era tanta confusione, tanto disordine!... Ma dove è andato il mio canestro?... Ah!.... quel signore là in fondo si è degnato!... Illustrissimo... tante grazie! troppa degnazione! troppa bontà!

— Finiscila con queste frasi servili ed abbiette! esclama Teobaldo con accento dispettoso. Tutti siamo eguali dinanzi a Dio e dinanzi al diritto... Riprenditi il tuo canestro... e grida con me: viva l'uguaglianza!

Mentre Teobaldo si leva in piedi per trasmettere il canestro al contadino: — Madonna! Madonna! esclamano parecchie voci. — La si guardi i calzoni! Oh! veda un poco, signorino! veda un poco l'orribile macchia!...

Tutti gli occhi si volgono a Teobaldo... I calzoni e il gilet dell'apostolo sono ingialliti di una vernice di nuovo genere — un misto d'olio e di rosso d'uova, la cui vista fa ricorrere istintivamente la mano alle nari...

— To! to! dice una balia, dove si è buscato il signorino tutta quella abbondanza? Anche a noi... maneggiando bambini... accadono spesso tali inconvenienti... Finora Nandino ha avuto giudizio... ma il viaggio è lungo... e mi aspetto la mia frittata...

— Che il Signor Gesù Cristo benedetto e la Madonna santissima mi abbiano in grazia, grida il villano giungendo le mani — Oh! lo so ben io donde è venuta fuori tutta quella broda!... che san Sebastiano e sant'Antonio del fuoco, e tutti i poveri morti mi perdonino!... La frittata l'ho fatta io... Cioè... io... ci ho messo l'olio e le uova... ch'erano qui dentro... pel vicecurato di Seregno.... Il fiasco e le uova sono andati in pezzi in conseguenza della mia caduta...!

Mentre il villano, invocando tutti i santi del paradiso, implora perdono da Teobaldo — questi contempla i propri calzoni come istupidito. — Il fiero repubblicano, che nulla teme al mondo quanto il ridicolo, perde d'un tratto il coraggio; l'apostolo smarrisce la favella; l'ispirato dall'idea si trasmuta in un fantoccio, e cade sulle panchette della carrozza facendo delle mani conserte una visiera alla pancia inverniciata...