Le figlie del regio impiegato allungano il collo... la signora Regola sorride al fanatico oratore, ed approva col moto della testa.

— Egli vi ha chiamate cherubini! avete sentito?... dice la madre alle figliuole... Ha detto che avete il fascino nello sguardo... Posso ingannarmi, ma qui si combina un matrimonio.

La più anziana e la più losca delle ragazze, supponendo che il giovine abbia indirizzato a lei questa ultima frase, gli rimanda un sospiro di ricambio.

— Ohi sì... io so bene ciò che voi desiderate... o creature fantastiche, prosegue il Brentoni sempre più animandosi. — La società infino ad ora vi ha tenute schiave, avvilite, conculcate... La religione vi ha incatenate buono o malgrado ad un solo individuo, che divenne il vostro tiranno... Le sante e pure aspirazioni delle anime ardenti furono soffocate, annientate da quell'incubo fatale che si chiama il matrimonio! — Ebbene! noi le distruggeremo queste leggi abborrite! Voi sarete libere! emancipate.... Non più la prostituzione delle nozze! Non più la servitù del matrimonio! Abbasso il matrimonio! Non è forse questo, o fanciulle, il grido dell'anima vostra contristata.... Voi tacete?.... Voi comprimete i singulti? Voi dissimulate i vostri più ardenti affetti dinanzi ad una società codarda, pronta sempre a condannarvi!...

Madama Regola è visibilmente sconcertata da sì inattese conclusioni. A un tratto ella balza in piedi, e con un gesto da Lucrezia romana: figliuole, dice, è ora d'andarcene a letto!... Questo signore ha certe idee...

— Peccato! mormora la Geltrude... Un bel giovinotto!...

— Voi partite, signorine belle? chiede il Brentoni, vedendo che il suo discorso ha prodotto un effetto contrario alle sue speranze. — Vi ho forse offeso con qualche parola?... Vi spiacerebbero forse le mie teorie?

— Poichè volete saperlo, dice madama Regola... io credo che queste mie figliuole, in fatto di matrimonio, abbiano delle idee affatto diverse da quelle che voi avete espresse...

— Possibile! esclama il Brentoni con quella ingenua sorpresa, che è propria di tutti gli esaltati, quando il caso li richiami sul terreno della realtà... Possibile che queste signorine... non dividano con me l'orrore di questa schiavitù legalizzata... che si chiama il matrimonio?

— Pur troppo... non possiamo dividerla!