— Ebbene: io vi prego di recare questa lettera al sacerdote don Dionigi Quaglia.... Badate che gli è uno scritto di somma importanza!... Il signor Teodoro Dolci mi ha parimenti incaricato di avvertirvi ch'egli non può partire domani... trovandosi alquanto indisposto....

— Che! la signoria vostra ha veduto il signor Teodoro Dolci?... Ove diavolo s'è egli ficcato? Gli è tutto il giorno ch'io lo cerco!...

— Il signor Teodoro... trovasi in luogo sicuro, in casa di persone fidate... di persone, che possono guarentirlo da ogni pericolo.

Pronunziando queste parole, il giovane gira intorno una occhiata diffidente.

La curiosità trabocca dagli occhi degli astanti.

Il vetturale non osa stendere la mano alla lettera, temendo ch'essa racchiuda qualche grave mistero politico da comprometterlo. L'oste, avido anch'egli di notizie e al tempo istesso desideroso di farsi un merito presso i suoi avventori, battendo leggermente sulla spalla del giovane: — Carletto, — gli dice, — io t'ho già avvertito che qui puoi parlare liberamente.... Qui non vi è persona che patisca eccezione... Io conosco i miei avventori... e quando una tromba penetra qua dentro, sai bene ch'io mi affretto a prevenirne gli amici.

— Siamo tutti fratelli! — rispondono ad una voce i commensali. — Viva Pio IX! Viva Carlo Alberto!...

— Sì: viva Pio IX! viva l'Italia! — risponde il giovanotto animandosi di entusiasmo; — e si faccia presto una volta a purgare il paese da questi mostri!...

— Sottovoce per carità!... Siamo vicini alla Corsia, — interrompe l'oste. — Io sono garante delle persone che stanno qui dentro, ma di fuori vi hanno delle orecchie acute....

— Ebbene? che importa? — riprende il giovane, moderandosi alquanto. — La bomba deve pure scoppiare o tosto o tardi; e vi giuro che le mani mi prudono ferocemente.... Se vedeste come l'hanno concio, quel bravo montanaro?...