— Qual montanaro?...
— Ma... lui! Teodoro Dolci! l'eroe di Capizzone!
— Teodoro! — esclama il vetturale più sorpreso degli altri, — l'eroe di Capizz....
— Un fegato sano!... un vero amico del popolo! un uomo d'azione!... Ah! quando penso che i birboni hanno versato il sangue di quel valoroso, mi vien voglia di andar là fuori, afferrare pel collo il primo croato che mi vien incontro, e condannarlo alla morte del gatto! Basta!... speriamo che il momento non sia lontano.... Frattanto noi penseremo a guarire il povero ferito, perchè egli pure prenda parte alla lotta.... E vi giuro ch'egli è uomo da far bene il dover suo!...
— La ferita non è dunque mortale?...
— No, grazie a Dio. Il signor Maestri spera che fra due o tre mesi Teodoro potrà uscire di casa. Vi giuro ch'egli si è battuto ieri a sera come un leone. Persone degne di fede giurano d'averlo veduto sull'angolo dei Pattari cacciarsi fra un drappello di poliziotti, e rovesciarne quattro d'una pedata!... Questa notte nel delirio della febbre il poveretto balzava di tratto in tratto sui guanciali esclamando: «Viva l'arcivescovo! viva Pio IX! tutti dobbiamo morire!» Poi soggiungeva con voce più calma e coll'accento della ispirazione: «Suonerà la campana dell'Angelus.... e allora ci rivedremo... Io sarò maestro dei poverelli e dei deboli.... Io li condurrò sul cammino della salute!» Quel giovane non è soltanto un eroe, ma anche uno scienziato, un filosofo.
— Infatti, — balbetta il vetturino, — il signor Teodoro viene considerato la prima testa di Capizzone.
— Lassù, nelle vostre montagne, egli dev'essere conosciuto pel suo coraggio....
— Quanto a coraggio, — risponde il vetturino, — per dire la verità....
— Sciutt! — esclama il piccolo entrando nella sala. Tutti quanti ammutiscono, e volgendo gli occhi alla porta, veggono una figura sinistra che si è fermata per udire la conversazione....