Dov'è il brigante?... ci domandaron tutti con fiera voce. E poichè noi, tutte smarrite nel volto e nella favella, rispondevamo come chi sogna d'essere all'inferno, ed ecco andar sossopra quant'era d'uso umano nella grotta, e per valentía ucciso il cervo.

Frugarono da per tutto quei bellicosi, e visto in un cantoncello il terreno smosso, s'ebbero l'oro, e saltavano d'allegrezza; e non dubitando più che noi non fossimo due segretarie del ladro, ci condussero a Castel Sant'Angelo ammanettate.

Quivi un grosso carabiniere volea esaminarci coi tormenti, e già le nostre protestazioni e le nostre lacrime erano tutte indarno. Ma e il ladrone fu quel dì medesimo saputo a Frosinone, e noi, col testimonio ancora della fidata minente, ci demmo in fine a conoscere per quelle ch'eravamo, Teodelinda in tutto, ed io da Cammillo in su, che ben mi guardai di profferir solo il nome di Nunziata.

Allora l'ambasciatore di sua maestà sarda e l'ambasciatore di sua maestà siciliana, tennero fra loro un congresso, e distesero un protocollo; e, come per modo di confiscazione, divisi fra loro i marenghini amichevolmente per metà, e noi dichiarate vagabonde, ci fecero condurre entrambe fra i carabinieri a Civitavecchia, dove Teodelinda fu fatta entrare a buona guardia in una feluca carica di doghe che n'andava a Genova, ed io in una carica di carboni a guardia della ciurma. Dalla quale non fui appena esposta sulla marina napoletana, che una mano di birri mi condussero, come orfana e povera, a questo convento.

LETTERA DEL SIGNOR DI BLUMENFIELD ALL'EDITORE.

Per una congiuntura non troppo comune m'è venuto alle mani il manoscritto che v'includo, il quale mi pare degno d'essere pubblicato, perchè potrebbe contribuire in qualche modo a rivolgere la mente degli uomini, massime de' potenti, alla oscure tribolazioni dei poverelli.

Permettetemi di non essere dell'opinione del vostro maggior poeta:

Che l'animo di quel ch'ode non posa,

Nè ferma fede per esempio ch'aia

La sua radice incognita e nascosa,