Che ne dite, don Gaetano, può essere più aggraziata?

Perfettamente, rispose don Gaetano. Non può essere più aggraziata.

Perfettamente, ripetette quell'altro di dietro.

Allora la donna volta alla religiosa:

Zia mia, le disse, io me la voglio condurre meco or ora. E voglio che sia sempre mia, povera la mia bimba! poverina!

Ed afferrando le cesoie che pendevano dal cinto della monaca:

Permettete, le disse, tagliandomi il nastro ov'era impiombato il marchio che mi pendeva alla gola; e, fattasi a un finestrone ingraticolato di ferro, lo gittò sulla via per un vano della grata, aggiungendo:

Voglio togliermi ogni futura tentazione.

Di poi la monaca, ammonito don Gaetano e l'altr'uomo di rimanersi nel parlatorio, seguíta dalla sola donna, che già mi menava per mano come cosa sua, ci condusse di qua e di là nell'ospizio, baciando la mano a questa e a quella monaca, ed al padre rettore, ed a non so quale principe o duca o marchese, appo il quale era la somma delle cose; e finalmente ci condusse in una stanza remota, dove, in uno degl'infiniti volumi in foglio ch'erano in tanti scaffali intorno intorno alla stanza, fu scritto il dì e l'ora della mia consegna alla signora donna Maria Antonia Volpe, nata Fiore, moglie legittima di don Gennaro Volpe, capocuoco nella cucina del principe di san Marcello. Di poi ritornammo al parlatorio: ed avendo donna Maria Antonia, don Gaetano e don Gennaro preso amorevolmente commiato dalla religiosa, me ne menarono via con loro.

XIV.