Costei, rivoltami per la prima volta la parola da che s'era partiti dall'ospizio, disse:

Ecco Ginevrina, quivi dormirai tu; e m'additò il sacconcello. Ora viemmi a spazzare le stanze.

Così dicendo rientrò nella sua stanza, dove don Gennaro si accommiatò da lei e da don Gaetano; perchè, com'egli diceva, era ben tardi, e gli conveniva andare in mercato a provvedere da desinare al suo padrone.

Donna Mariantonia restò sola in istanza con don Gaetano, ed io mi accorsi che fra don Gaetano e lei era la più perfetta dimestichezza. Ma, bench'io fossi bambina, il mio stupore fu grande, quando vidi che don Gaetano spogliandosi il suo vestone e la giubba ed altri suoi arnesi, si sdraiò sul lettuccio accosto al letto nuziale, e che compresi ch'egli dormiva quivi.

Adunque, padre mio, don Gennaro era un cuoco; donna Mariantonia era sua moglie, chiamata da' suoi vicini, la coca; don Gaetano era uno studente di Catanzaro venuto con la pensione paterna di sei ducati il mese a studiare a Napoli in diritto a fine di tirarsi su per procuratore, e stava a dozzina in casa il cuoco, anzi nella propria stanza dove quegli dormiva con la moglie, a pochissimo prezzo, per il gran bene che donna Mariantonia gli voleva in grazia delle sue buone qualità. Donna Mariantonia faceva exprofesso il mestiere di tenere a dozzina studenti; e sette altri studenti, che a quell'ora erano fuori a studio, abitavano nella prima stanza, dormendo, com'è il costume di simile condizione di gente, tre nel letto più grande, e due in ognuno de' due letticciuoli piccini.

Donna Mariantonia e don Gennaro, per non ispendere danari in una fante che servisse tanta gente, avevano divisato di prendersi una fanciulla della Madonna e adoperarla ai più faticosi e vili servigi della casa; avevano desiderato che la fanciulla fosse di età tenera per poterla meglio educare alla loro sferza; ed era stato consentimento di destino che la scelta cadesse sopra di me.

Ora eccomi divenuta serva di otto studenti, d'un cuoco e d'una bagascia di sua moglie, che avendo in sul sangue dei miserabili messo da parte alcun danaruzzo, voleva fare la pulita. Qui termina la mia infanzia, e comincia la mia adolescenza, e un nuovo ordine, forse assai più orrendo che il primo, di stenti e di sventure.

Presa la granata, io non sapeva da qual camera cominciarmi a spazzare, nè verso qual parte ammonticellare l'immondezza; onde, per chiarirmene, dissi:

Ditemi, donna Mariantò...

A questa sillaba la donna mi si caccia addosso come una furia, e dandomi un rovinoso ceffone: