Ciascuna delle tre enormi conche o vasi di terra ch'ella mi aveva mostrati, conteneva, come ne feci l'esperienza, circa a sette di quei secchioni, di maniera che, come intendete, mi conveniva andare almeno dieci volte il dì alla fonte, e dieci volte rivenirne coi secchioni pieni e portarli entrambi al settimo piano. Mi avviai la prima volta, e forse perchè la Madonna mi prestò le forze, potetti i due secchioni voti fino alla fonte. Ma quando gli ebbi riempiti, io mi accorsi che a grandissima fatica ne potevo uno. Allora tutta smarrita e tolta di me, cominciai a percuotermi le guancie e la fronte ed a stracciarmi i capelli, considerando lo strazio che avrebbe fatto di me donna Mariantonia, s'io le fossi tornata con una sola secchia.
Erano di qua e di là dalla fonte sei grandi ricettacoli d'acqua, tre da una parte e tre dall'altra, lunghesso il parapetto dei quali erano assai donne a lavare. Io, percorse ch'io l'ebbi tutte con lo sguardo, tolsi di mira quella che mi parve aver cera più umana, ed accostatamele, le significai, piangendo, il caso mio, pregandola per se mai aveva qualche piccola figliuola, per l'amore che portava a santa Caterina, la cui chiesa era colà rimpetto, di volermi aiutare per quella sola volta a portare una di quelle secchie fino a una casa presso alla chiesa di San Giovanni a Carbonara; che così mi avrebbe salvata dai più crudeli tormenti, ed il Signore gliene avrebbe riprovveduto in cielo.
Oh Dio! com'è feroce l'uomo! Questa donna, che pareva umanissima fra tutte le altre, mi si volse con un piglio così disumano, che a un tratto io temetti di peggio e m'arretrai:
To', non volevo far altro!, mi rispose. Odi malizia per non faticare.
E levando incredibilmente la voce, talchè trasse sopra di me gli sguardi di tutta la gente:
Fatica, fatica, mi gridava in capo quanto n'avea nella gola. Come fate presto ad assuefarvi a non volere far nulla. Grande scioperatucciaccia che tu déi essere.
In un istante fu un gran cerchio di minuta gente intorno a noi, corsa come a un caso gravissimo. S'io non mi morii dalla vergogna, certo non fu cosa naturale, ma ordinamento del cielo, che mi serbava a maggiori sciagure. Tutti, come sapete che si costuma qui in simili casi, ci vollero giudicare. Chi diede ragione alla donna e chi a me, bench'io non profferissi sillaba in mia difesa e stessi come una trasognata; ma nessuno s'offerì d'aiutarmi in quello scambio. Solo un farinaiólo, grasso e grosso, con una immensa pancia ed un enorme naso, accorso anch'egli d'una botteguccia ch'era colà presso, ebbe qualche pietà di me, e portando una delle due secchie nella sua botteghetta, tutta mi venne riconfortando, dicendo ch'io fossi andata pure felice con una sola, e, lasciata quella a casa, fossi tornata per l'altra, ch'egli me l'avrebbe custodita sicuramente.
Così me n'andai con un secchione, che appena potevo con ambo le braccia, non senza essere spettacolo a molti lazzaroni sfaccendati per un gran tratto della via Carbonara.
Io non so come feci a reggere quel peso per le scale. Ad ogni scalino ero costretta di fermarmi, e prendere un poco di fiato per rimontare l'altro. Giunta al penultimo pianerottolo, vidi donna Mariantonia, che fattasi in capo della scala, cominciava a garrirmi della mia tardanza:
Credevo che ti fossi annegata nella fonte, brutta carogna...