Duca, gli disse, non vi parrebb'egli, per avventura, che questa giovane stesse meglio nell'infermeria dell'alunnato?

Allora vid'io quanto è mai sterminatissima la viltà degli uomini. Perchè, acciocchè voi sappiate, quel baccalare del presidente era persona assai potente nella corte, per assai ragioni che saria lungo a dirvi, ed era tale che troppo mal comportava coloro che osavano non fare della sua voglia la loro. E il duca, ch'aveva fatto di me quello strazio che sapete, e che, per una sua naturale malvagità, aveva come messo l'onor suo in fare che io non uscissi mai da quelle prigioni, percosso prima dall'improvvisa proposta, tacque alcun istante, e subito di poi raccolto l'animo, con viso lietissimo s'accostò a lisciarmi ed a carezzarmi; e rispondendo pieno di urbanità e d'amorevolezza al presidente, che quella era troppo piccola cosa, e che dovea spenderlo in cose maggiori, chiamò di presente que' due medesimi uscieri che mi avevano condotta colà, e ordinò loro, con grande ammirazione di tutti, ch'io fossi quel dì medesimo tramutata da quivi nell'infermeria dell'alunnato.

XLV.

Come più tosto il duca ebbe dato quell'ordine, il presidente con la sua discendenza se n'andarono a loro bell'agio, e il duca con la sua, in vista piano e riverente. I gendarmi si rimossero nella loro ordinanza di prima. E il popolaccio ricominciò il suo verso per quei cameroni, baloccandosi e dondolandosela di qua e di là, se non ch'io vidi assai cerchiolini e capannelle intorno a più d'una donna che, quando fu fatto far largo ai barbassori, si fu svenuta nella pressa.

Io non vidi mai a nessuna figliuoletta di signor grande fare da' suoi cortigiani più vezzi e lusinghe e blandimenti tutti misti a un tempo d'osservanza e d'ossequio, che non ne furono fatti a me da quei due medesimi uscieri i quali, undici mesi innanzi, mi avevano trattata nel modo che vi narrai. Essi mi domandarono reverentemente s'io mi fossi potuta levare e andarmene co' miei piedi all'infermeria dell'alunnato, o se fosse loro convenuto di torre a nolo una bussola o una qualche barella, e così trasportarmi a mio maggior agio. E senz'aspettare la mia risposta:

Ecco, disse l'uno di loro, io me ne vo difilato a suora Geltrude, che so che attende ansiosamente il seguíto. E, per la Vergine Maria, n'avremo una buona delle mance.

Ed avviandosi, l'altro, già, a quella parola, dimentico di tutto l'ossequio che s'era promesso d'avermi, gli corse dietro quasi fuori di se, dicendo:

Bada, per Gesù Nazareno!, che tu non m'abbia a peggiorare d'un solo tornese nel farmi la mia parte; ch'io ti giuro, per la Madonna santissima ch'è oggi (e si levò e si rimise in quanto lampa un certo cappello alla rabbinica ch'aveva in testa) ch'io ti sforacchierò il fégato.

L'altro, pure dandola a gambe, diceva voltando un cotal poco il capo:

Ti par egli, Angelo! Per san Gennaro protettore, per la santissima Trinità, per la passione di quel Cristo (mostrando un rozzo crocifisso di legno ch'era in fondo della sala, e levandosi di capo il cappello così di lampo come l'altro avea fatto), sta pur sicuro.