Io rimasi stupida, e stupida in breve lo rividi venire a me più acceso ancora di prima ed afferrarmi improvvisamente la mano, e baciarla più e più volte, e dirmi:

Ora ecco: Paolo è là nel mio quartiere che t'attende per disbramarsi una sete d'ott'anni: e ti manda questi baci anticipati.

E stato un istante sopra di se:

Ginevrina, m'aggiunse, ora è il tempo di mostrare se sei l'altera allieva di suora Geltrude o una vile serragliuola. La vecchia è già in farmacia, e la stolta vide uscire prima me; ma poi, com'io già sapeva essere sua sciocca usanza, s'è tirato l'uscio dietro che chiude a saliscendi, ma non l'ha inchiavato con la chiave grossa, che le pesa soverchio di portarsela addosso. Io, data una volta, e rifattomi all'uscio, mettendo un mio grimaldello nel serrame, ho alzato il saliscendi; ed eccomi di nuovo a te. Levati su e seguimi, che mai non fu sì solitario il vestibolo; e sai che la farmacia è sotto la scala di fuori. Ma spácciati, che la vecchia non torni.

Io non badai a rispondergli, ma mi levai su, e cacciatimi in furia i miei panni indosso, mi messi a seguitarlo.

Per uomo di oltre a cinquant'anni, don Serafino menava assai leggermente le gambe. In meno che non lo dico si fu usciti da quelle chiostre; e passato il vestibolo, entrati per un corridoio tenebrosissimo dall'altra banda, e montati per una strettissima scala a chioccia, pervenimmo a un usciolino, che il prete aperse speditamente, e messami dentro e riserratolo, e dato una subita volta per le due stanzette di che si componeva questo suo quartiere:

Poffar Iddio! esclamò; l'insofferente Paolo c'è venuto incontro per l'altro corridoio; ma io l'ho bell'e giunto.

E riaperto e riserrato l'uscio a chiave, mi lasciò chiusa là dentro e disparve.

Ora io non v'intratterrò più, o padre, delle meditazioni e de' soliloquii che mi causarono da quel dì le continue e strane rivolte della mia fortuna. La vita, o almeno la mia vita, somiglia quel nuotatore che mosso dall'estrema sponda d'un faro, tutto librato e leggero sull'onde, fa lente e riposate le sue volte e quasi può noverarle; ma poi sopravviene la stanchezza ed il fiato ingrossa, e le volte sono più rapide ed affannose ed innumerabili, finchè, a vista dell'altra sponda, guarda per l'ultima volta il cielo e cade in fondo all'abisso.

Ma a comprendere quanto fosse la miseria mia, vi basterà il conoscere che batterono le ventiquattro, e poi l'un'ora, e poi le due, e poi le tre, e poi le quattro, e poi la mezza notte, ed io brancolava a tentoni per quelle due stanze, ed il prete non veniva. E benchè io mi dimorassi colà al tutto fuori del senno, e come briaca mi cacciassi qua e là quasi per afferrare il giovane che mi fuggisse, pure ad ora ad ora ero come tocca e quasi destata da un certo oscuro ma assai sinistro e spaventoso presentimento: e quando mi balenava nella mente il pensiero di non essere stata ritrovata nell'ospizio al ritorno delle mie compagne, io sentiva non so che di molto nuovo nell'essere mio e nella mia vita, sentiva, benchè confusamente e come per sonno, ch'io aveva oltrepassato un certo punto da cui non era più possibile di tornare indietro, e che ormai la colpa e la vergogna entravano a parte delle mie sciagure, insino allora così involontarie e immeritate.