Era passata, io credo, di non poco la mezza notte, quand'io udii voltare la chiave dell'uscio ed entrare alcuno, ma non si vedeva chi. Morta d'incertezza e di paura in un canto della prima stanza, la prima, la sola parola che mi venne sulle labbra, fu: Paolo. Ma nessuno mi rispose, ed io udii il calpestio nell'altra stanza, e subito vidi luce, e don Serafino accendere con uno di questi lumettini accensibili una lucerna d'ottone. Ma non pronunziava sillaba, ed era come perplesso di quello che avesse a farsi o a dire.

Io stava in quel canto assai più perplessa di lui, anzi morta non d'una ma di mille paure. Ma finalmente, fattomi un poco di cuore, e paratomegli sotto l'uscio della sua stanza:

E il mio Paolo?... gli dissi.

Allora egli, posata la lucerna sur un cassettone ch'aveva accosto al suo letto, e come risolutosi nel suo pensiero, mi s'appressò, e presami per la mano, e tutto tremante, ma non già di paura:

Ginevrina, mi disse, il tuo Paolo è fuori di se dal dolore di dover prolungare d'una notte ancora la sua e la tua felicità. Ma egli ti vuol far sua, non un istante, ma sempre, e vuole fuggirti dall'ospizio, e, con un po di danari ch'io gli ho dato, condurti in Francia, dov'egli col suo mestiere, ch'è valente tipografo, ti renderà cara ed agevole la vita. Ma noi ci siamo indugiati troppo oggi, ed egli, temendo non fosse scoperto, aprendo quest'uscio con un'altra chiave ch'io gli aveva lasciata, s'è tornato all'ospizio; ove non ha voluto mancare stanotte, ch'è già troppo pericolo che vi manchi tu, e n'è già piena, si può dire, la città. Tu dunque starai qui meco acquattata stanotte, che sono spie da per tutto per iscoprirti; e però mi è convenuto tornarci all'ora mia che son solito. E doman da sera, quando questo volgo si sarà renduto certo che tu non ci sei, ed io ti condurrò in luogo libero, dove ti stringerai al seno mille e mille volte il tuo Paolo, ed egli te, e sarai fuori per sempre da questo carcere e da queste sventure.

E sempre più crescendo il suo tremore, con un viso fra pallido e ardente, e con la mano gelata:

Or vieni, mi disse, a riposarti un istante su questo mio letticciuolo.

Ed inclinando il capo, mi baciò, quasi succhiando, la guancia.

LXXIV.

La follia in cui ero venuta non mi tolse di conoscere che il prete poneva insidie al mio onore. Ma che tutti quei suoi racconti fossero altrettante ree favole fabbricate sul solo vero che quel mio giovane, ignaro affatto del prete e di me, si chiamava Paolo, questo fu quello che, nuova de' preti, io non fui tanta a comprendere.