Certa, adunque, che la notte seguente io avrei trionfato del prete, degli ospizi tutti e del mondo intero, io non diedi in quegli eccessi in cui io avrei indubitatamente dato, se tutta la mente del prete, che fra poco vi dichiarerò, mi fosse stata insino da quel punto palese. Ma scioltami a viva forza da lui, che poco mi resistette:
Orbè, gli dissi, don Serafino, questa è la virtù? questa è la fede? Questa è la nobiltà de' sentimenti che predicavate? Io mi trovo nella condizione che sapete per voler essere sposa di Paolo. Nè nessun altro al mondo m'avrà altro che morta.
E dette queste parole, mi raccolsi in un canto della camera, fermissima, se il prete perseverasse la sua prova, di mettere le maggiori strida che potevo, e d'attentare a' suoi o ancora a' miei giorni per qualunque modo mi fosse più alla mano.
Il prete, benchè al brutto e spaventato viso che fece, si vedesse ch'avea convertito in furore la sua gran rabbia, non s'ardì di porsi ad un assalto scoperto, massimamente, io credo, per la paura che io mettessi qualche grido. Ma come uomo prudentissimo e destrissimo nell'arte del nuocere, ristretto e nascosto nel più profondo del suo petto il reo appetito che aveva di me, e la non meno rea cupidità di vendetta che gli era nata a' miei rifiuti:
Ginevrina mia, mi disse sorridendo, tutto sciolto e quasi libero d'ogni passione; come ben si vede che tu esci pur ora della Nunziata e del Serraglio. Tu ne venisti nel mondo tutta avvezza e fatta ai modi ipocriti e goffi di simile sorta di luogacci. Ma sappi che, la Dio mercè, il mondo non è tutto Nunziata e Serraglio, ed abbi meno paura di una carezza o d'un bacio di padre, quale io mi ti sono giurato.
E così dicendo, presa l'una delle tre materasse che aveva sul letto, e portatala sopra un canapè nell'altra stanza:
Or ecco, aggiunse rifacendo il suo letto, spero che andandomene io a dormire nell'altra stanza, che questo letto ti parrà abbastanza casto riposo.
E tiratosi l'uscio dietro, se n'andò a dormire nell'altra stanza.
Io non m'andai già a letto, ma rimasi tutta notte ferma in piedi in quel canto, senza avere nè pure la forza di sedermi, e in uno stato di convulsione continua.
Il dì seguente il prete, levatosi e fatto capolino all'uscio della stanza ov'io era, vedendo ch'io era stata in piè tutta notte, sorrise così alcun poco come alla mia innocenza. Poscia, raccomandatomi di star cheta, s'io non volessi essere la rovina mia e sua, e, quel che più montava, del mio Paolo, serrò l'uscio da scala e andò via. Al mezzodì ritornò e mi chiuse in un armadio ch'aveva nascosto nel muro, e m'ammonì di non fiatare, che birri e gendarmi correvano in traccia mia per tutto l'ospizio. I quali non istetter guari a picchiare anche all'uscio del prete, ma solo così per la forma; e sapendolo amicissimo al governatore e ad altra gente di corte, si contentarono di dargli del reverendo a piena bocca e di baciargli con gran rispetto la mano; e s'andarono con Dio. Poco di poi il prete mi scarcerò dall'armadio, e riuscito, in breve tornò, arrecandomi egli stesso un poco di cibo come potette il meglio, acciocchè nessuno non se ne addesse, e più che di cibo, che io quasi non toccai punto, pascendomi di mille altre favole intorno al mio dovermi trovar con Paolo la sera e fuggirne in Francia con lui. Ma egli non desinò già meco, e di nuovo disparve.