Giunto il popolo sul ponte di S. Damiano, la guardia del palazzo di Governo, schieratasi nella via, scaricò i fucili contro il popolo:—questi, inasprito all'atto ostile, precipitò furioso verso il palazzo di governo; in un attimo i due granatieri ungheresi di sentinella furon massacrati, gli altri soldati disarmati, il palazzo preso, invaso, rispettandosi scrupolosamente la proprietà. I consiglieri di governo eran fuggiti: alcuni fraternizzarono col popolo: il solo O'Donell, che reggeva il governo in assenza del conte Spaur, erasi barrato nel suo gabinetto e sdegnava scendere a patteggiar col popolo.
In questo frattempo era sopraggiunto l'arcivescovo e l'arciprete Opizzoni, fregiati essi pure di coccarda tricolore, i quali, acclamati dal popolo, si posero intermediarii fra questo e O'Donell; recatisi da quest'ultimo, assicuraronlo che rispondevano di sua vita e l'indussero a presentarsi sul balcone del palazzo, dal quale, pallido e tremante, spiegando una bianca pezzuola, sclamò al popolo: Farò quello che volete! Tutto quello che volete! E il popolo rispondeva: Abbasso la Polizia! Vogliam Guardia Civica! O'Donell replicava allora: Sì, abbasso la Polizia! Accordata la Guardia Civica! Ma il popolo diffidando delle parole gridò: Lo vogliamo in iscritto. A ciò annuì O'Donell, e, accompagnato in contrada del Monte in casa Vidiserti, egli sottoscrisse i seguenti editti che vennero immediatamente stampati, e pubblicati poche ore dopo dalla Congregazione municipale:
«Milano, 18 marzo 1848
«Il Vice Presidente, vista la necessità assoluta per mantenere l'ordine, concede al Municipio di armare la Guardia Civica.
«Firmato Conte O'Donell.»
«La Guardia della Polizia consegnerà le armi al Municipio immediatamente.
«Firmato Conte O'Donell.»
«La direzione di Polizia è destituita; e la sicurezza della città è affidata al Municipio.
«Firmato Conte O'Donell.»