De' militari non si conobbero i dettagli sulle perdite e sui danni, poichè si ebbe cura di trasportare i feriti in Castello.

Il vicinato, atterrito da quella lotta, molto si lagnò coll'albergatore pell'imprudente attacco che poneva in pericolo tutti gl'inquilini delle circostanti case; ma la lotta terminata poco prima delle quattro ore colla vittoria cittadina rianimò anche i pusillanimi, rinfrancò i dubbiosi, assicurò i protestanti contro il Beretta. La folla che aveva tentato di impossessarsi delle armi dell'armajuolo Sassi, e che si era ritratta all'apparir della truppa, essa fuggente riacquistò animo e ritornò all'impresa contro la bottega del Sassi; questa volta con miglior fortuna; poichè, riuscita ad atterrarne la porta, essa vi penetrò, requisì tutte le armi e le distribuì secondo il bisogno.

Dalla parte del Genio militare, ch'era situato nella via del Monte di Pietà, e propriamente ove ora sorge il palazzo della Cassa di risparmio, due compagnie di linea avevano fatta una sortita ed eransi dirette pella contrada del Monte Napoleone. La via era deserta, cupa, chiuse le botteghe e le griglie; allorchè, giunta quasi alla casa Melzi, un colpo di fucile partito da una finestra stese cadavere un soldato e un altro lo ferì. Il mistero che circondava le fucilate del popolo, non vedendosi da dove partissero, intimorì la truppa, paventando di cadere in qualche agguato se procedeva; talchè risolvette di retrocedere, come retrocedette infatti, seco trasportando il soldato ferito.

Alla ritirata della truppa temendo i cittadini non ritornasse essa alla riscossa con rinforzi, barricarono la via con quanto fu a lor dato. Dalla chiesa di S. Francesco da Paola levarono tutti gli attrezzi e le canne dell'organo che era in costruzione, adoperandoli per barricare il corso di Porta Nuova, appoggiando la barricata alla casa Merini. Lo sbocco del Monte Napoleone venne chiuso con un carro da botti e col carretto del vicino lattivendolo. Per assicurare que' paraggi, barricaron pure gli sbocchi della Croce Rossa e della corsia del Giardino. Dalla parte poi della contrada dell'Annunciata costrussero barriera colle tavole e colle travi che servivano alla fabbrica della casa D'Adda. Finalmente asserragliarono i portoni di Porta Nuova con una carrozza capovolta.

Verso le quattro ore uscì dalla Direzione di Polizia una pattuglia di 20 ussari a cavallo; ma un drappello di operai-tipografi, diretto da Luigi Camnasio, che sino dalla mattina era stato incaricato di sorvegliare la Direzione di polizia, salito sul tetto della casa esistente di contro a quella, perseguitò la pattuglia di cavalleria con sassi e con tegole che dall'alto lanciava nella sottoposta via. Due ussari essendo stati feriti, gli altri soldati scaricarono le armi da fuoco contro le finestre, e quindi spronarono i cavalli verso il teatro della Scala. In capo però alla contrada di S. Margherita, dal lato della piazza del teatro, trovarono chiusa la via dalla catena che a' quei tempi usavasi porre attraverso di sera onde impedire il passaggio delle carrozze per quel punto, e che in quel giorno era stata stesa dai cittadini onde servir di barriera contro la cavalleria. Tentò la pattuglia di superar l'ostacolo, ma altri cittadini, appostati nell'atrio del teatro, la bersagliarono coi fucili da caccia; talchè la pattuglia dovette retrocedere in disordine onde ripararsi nel locale della Direzione di polizia. Ma giunta ivi, trovovvi chiusa la porta; e, mentre dal tetto della casa prospiciente lanciavansi tegole, gli ussari inferociti dal pericolo si posero a percuoter la porta colle sciabole e ad urtarla con forza coi cavalli che vi spingevano indietreggiando. Gli sforzi, commisti alle bestemmie, non valsero a sfondare nè a farsi aprir la porta; anzi una scarica di fucili fatta dal locale di polizia rovesciò di sella un ussaro. Era una scarica fatta dai poliziotti che, temendo per sè nello aprire, vollero allontanare i proprii fratelli d'armi col ferirli. Ma gli ussari, circondati dai projettili lanciati d'ogni parte, raddoppiarono gli sforzi, sinchè riuscirono a sfondar finalmente la porta della polizia e ricovrarvisi.

Dal locale di polizia si aperse fuoco allora in ogni direzione: i soldati accortisi che una mano di cittadini stava dai tetti gettando sassi e tegole, salirono pur essi sui tetti del locale di polizia e diressero il fuoco a quei punti culminanti. Bersagliati dalle fucilate, dovettero i popolani ritirarsi da' quei tetti e scendere a combatter per le strade.

Nello stesso giorno e alla medesima ora veniva affisso ai muri della città e diffuso anche a mano il seguente bando:

«Popolo di Milano!

«L'Europa ha gli occhi su di noi per decidere se il lungo nostro silenzio venisse da magnanima prudenza o da paura. Le provincie aspettano da noi la parola d'ordine. Il destino d'Italia è nelle nostre mani; un giorno può decidere la sorte di un secolo.

«Ordine! Concordia! Coraggio!»