Le figure più salienti in quel giorno furon Cattaneo, Cernuschi e Casati.

Di Casati e di Cattaneo ecco come ne parla uno storico: «Due personaggi d'indole diversa si distinsero nei cinque giorni della memorabile lotta che i Milanesi sostennero. Il conte Casati, uom timido, misurato, spinto a mescolarsi nei pubblici affari dalla sua qualità di primo magistrato del Municipio, piuttosto nemico della dominazione austriaca che partigiano di libertà, e non curante meno di sè che della patria, aveva, in tempi varii e secondo i casi, ricevuto onori dall'imperatore d'Austria e dal re sardo; perocchè, prevedendo la nimistà che doveva bentosto dividerli, non sapeva da quale parte tenersi, ed attendeva con ansia gli eventi per gettarsi dal lato del padrone che vedesse dalla fortuna favorito. Era altr'uomo Cattaneo. Profondo filosofo, abituato a vita meditativa, capo del partito nazionale, metteva il dispregio forse troppo assoluto di ogni interesse di casta o di corte fra i doveri del suo amor per la patria. La sua energia era grande, immensa l'influenza del suo nome sul popolo, ma non agguagliava Manin, mancandogli il talento pratico di costui, la temerità, il genio vero delle rivoluzioni. Egli dava alle idee un'importanza che non hanno, credendo che dispongano del mondo; però, là dove Manin agiva e trascinava dietro di sè le masse ignare, Cattaneo dava consigli e temeva esser solo a volere[8]».

Cernuschi era giovane ardito, intelligente, energico, amante di Cattaneo: vestiva sempre abito nero, talchè gli si diede sopranome di abate milanese, con cui, e non altrimenti, fu dal popolo chiamato nei primi giorni. Quando egli appariva in pubblico, ognuno salutava festosamente l'abate, ritenendolo foriero di vittoria: facile oratore, pronto ad espedienti, premuroso ne' consigli, freddo nei pericoli, audace nella pugna, egli inspirava fiducia a tutti:—il suo sguardo di fuoco poi elettrizzava, magnetizzava.

Epigrammi e versi non pur mancavano all'occasione: alla piazza Mercanti furon trovati affissi i seguenti versi:

Se tu senti alcun che è spia
Di': È un raggir di polizia
Per distrugger l'influenza
Di fraterna confidenza.

Questi versi alludevano ai raggiri della polizia austriaca di far credere come suoi confidenti gli eccellenti patrioti onde screditarli presso le masse popolari. Per dare un esempio di ciò, citeremo le notizie diffamatorie diffuse su molti profughi, tra i quali il dottor Belcredi, onesto padre e marito e medico assai studioso; nonchè sul conto del conte Vittaliano Crivelli, decoro e tutela operosissima di Milano. A queste cabale della polizia alludevano poi anche i seguenti versi che giravano manoscritti in quei giorni:

Era bella testè la confidenza
Che i figli avean tra lor di Lombardia;
Formava quell'universal credenza
Il massimo terror di polizia.
Che fece? ella gittò la diffidenza,
I più caldi spacciando oggi per spia;
Ma noi, squarciando i tradimenti suoi,
Tornar sapremo in union fra noi.

All'invasione avvenuta del Broletto, la Congregazione municipale ne aveva fatto chiedere a Radetzky per lettera la ragione, inquantochè ritenevasi il municipio nelle vie legali dopo i decreti di O'Donell.

Ma il maresciallo non dava valore alcuno a decreti firmati in uno stato di prigionia; anzi ritenendo per certo che nel Broletto vi si trovasse il podestà, il quartier generale dell'insurrezione ed O'Donell prigioniero, voleva ad ogni costo impossessarsi di quel luogo. Egli rispose quindi alla Congregazione municipale colla seguente nota, che spedì accompagnata da una mezza divisione (una compagnia) di granatieri: