Verso sera giravan solo delle voci non troppo benevole a Casati ed al Comitato direttore: sussurravasi che l'uno amoreggiasse col governo austriaco, e che l'altro dormisse sonni profondi e non dasse segno di vita. Alcuni giovani inaspriti dal difetto di armi e munizioni in cui si trovavano i combattenti, domandavano che si mutassero i capi:—altri giunsero persino a proporre la proclamazione della repubblica, suggerendo di spedire inviati a ricercare armi ed ufficiali nelle repubbliche di Francia e della Svizzera:—altri avvisando che la proclamazione della repubblica sarebbe stata cagion di discordie, fomite ad odii, poichè molti vi erano avversi grandemente, e sì che piuttosto d'accettare quella forma di governo avrebbero favorito il nemico, suggerirono di rimanersene nel provvisorio, salvo a discutere dopo la vittoria sulla forma migliore di governo d'adottarsi: altri infine fecero presente che, proclamandosi la repubblica, Milano si sarebbe isolata dal rimanente degli Stati d'Italia, perchè tutti eran retti da principi che non avrebbero transatto coi loro principii monarchici. A repubblica reggevasi soltanto Venezia in Italia; ma neppur questo fatto si conosceva in que' dì a Milano.
A temperamento migliore delle diverse opinioni, essendo allor tempo d'azione più che di discussione, si deliberò di costituire un governo provvisorio. «Intorno a ciò, scrive Cattaneo, io dissi che, se in siffatto governo dovevano aver parte quei medesimi cortigiani, sarebbero stati di grave impaccio durante il combattimento; e se non vi aveano parte, l'avrebbero tosto discreditato e atterrato, valendosi della momentanea allucinazione del popolo e dei soldati del re di Sardegna. Non trattavasi d'altro per il momento che di combattere; bastava adunque fare un Consiglio di Guerra, di pochi e deliberati, e solo per dare unità alla difesa e cacciare il nemico. Il quale incarico, come quello che offriva solo pericoli, non sarebbe ambito gran chè da quei ciambellani. Accolto questo avviso, si cominciò a scrivere i nomi dei presenti, per procedere ad una qualche forma di elezione. Ma molti altri ad ogni momento entravano, in cerca d'armi, di munizioni e d'indirizzo; e in quell'onda di gente sempre rinnovata, era mestieri ripetere da capo ragionamento e spiegazioni, a cui nel caldo di quei momenti poco badavano. Frattanto si faceva notte; e Casati era sparito.—Cernuschi, ne andò in traccia e lo ricondusse[14]».—Casati, scrisse Cernuschi, col favore delle tenebre, nei cinque giorni si sottrae alla vigilanza degli armati che, credendolo capace d'una fuga, facevano sentinella al suo onore[15].
IL 20 MARZO
Ad una notte cupa in cui le nubi ritornarono brutto tempo, successe un giorno piovoso, e in cui il continuo tuono del cannone e l'incessante suonare a stormo delle campane, commisti a cozzo d'armi ed a grida de' combattenti, davan terribile aspetto alla città.
All'alba di quel giorno, in una sala di casa Taverna stava Casati circondato da molti che si sforzavano a persuaderlo di costituire un governo provvisorio, e sembrava nello stesso tempo che que' cittadini avessero cura di sorvegliar Casati, qual prigioniero, onde non fuggisse. Entrato sull'alba anche Cattaneo in quella sala, concorse pur egli a dimostrar la necessità di costituire un'autorità cittadina che rappresentasse il paese, dirigesse la rivoluzione, avesse mandato di trattar con que' di fuori di Milano. Casati seccamente vi rispondeva di non voler uscire dalla legalità, e non voler egli esser altro che il capo del municipio. Sollecitavalo anche a chiamare gli officiali veterani per dirigere i combattimenti, e citavansi i nomi di varii; ma Casati pregava non lo inviluppassero con uomini già compromessi, perchè alcuni di essi avean compartecipato alla congiura militare del 1815.
Non potendosi indurre Casati ad un governo provvisorio, egli si determinò soltanto a nominare alcuni Collaboratori al Municipio, affidando la polizia a Bellati; e perchè questi non ritrovavasi presente, essendo stato arrestato dai Tedeschi in Broletto e richiuso in Castello, così gli deputò un supplente. Nel ridurre in scritto tale deliberazione onde promulgarla per la città, Casati cercò di attenersi sempre ad un principio di legalità fuor di luogo; diamo senza ulteriori commenti l'ordinanza pubblicata allora:
«La Congregazione Municipale
della città di Milano
«Milano 20 marzo 1848, ore 8 ant.