Galimberti fu ricercato anche nella sua abitazione in contrada dei Due Muri (ora non più esistente). Ma le porte eran barrate per di dentro fortemente: un facchino procurò allora una leva a ruota dallo spedizioniere Pezzoni, la quale, appoggiata in direzione inclinata verso la porta, con forza girato il manubrio, potette abbatterla. Entrativi i cittadini, presso all'ingresso vi catturarono il servo di Galimberti. Minacciato costui nella vita se non rivelava l'ascondiglio del padrone, egli promise indicarlo purchè si salvasse a lui l'esistenza: data la promessa, lo si scortò in una stanza superiore ov'erasi accovacciato Galimberti, e lo si rinvenne infatti. Intimatogli d'arrendersi e di costituirsi prigioniero, mordendosi le labbra cedette[16].
D'un tratto una voce sonora gridò in quel frastuono di voci di gioja: E i prigionieri?... Fuori i prigionieri! Libertà ai prigionieri! Vi si trovarono prigionieri uomini, che, levati dalla prigione, sporgevano la mano supplichevole cercando pane, dichiarando che da quarant'ore non se n'era lor dato; che da 40 ore non prendevano cibo. A loro si provvide d'alimenti; ma il popolo gridava: Ma i prigionieri politici dove sono? Dopo un quarto d'ora si ignorava ove fossero. Allora l'oste della contrada dei Due Muri, incaricato dalla Polizia di provvedere gli alimenti pei detenuti, conoscendo per conseguenza ove si trovassero i prigionieri politici, gridò che si trovavano ai N. 18, 30, 36 e 37; ove in vero si rinvennero e si liberarono.
Nella Direzione di polizia si trovarono circa 25 armi da fuoco e un centinajo da taglio, che vennero tosto distribuite al popolo combattente: armi del certo insufficienti alle straordinarie esigenze del momento.
Frattanto Radetzky che aveva ricevuta la protesta consolare del giorno precedente, onde prevenire complicazioni diplomatiche, rispose colla seguente lettera:
«Signori!
«Accuso la ricevuta del dispaccio dei signori Consoli d'Inghilterra, di Francia, di Sardegna, del Belgio e della Svizzera, nella quale manifestano il desiderio di non vedermi prendere misure che non potrebbero mancare di tornar funeste per la città di Milano, e per le quali dimanderebbero almeno una dilazione che permettesse loro di provvedere alla sicurezza dei loro compatrioti. Il governo di S. M. l'Imperatore e le truppe sotto il mio comando sono state attaccate all'improvviso, in un modo contrario ad ogni diritto delle genti, senza che queste avessero fatta alcuna provocazione.
«Si cominciò a saccheggiare il Palazzo di Governo, a sorprendere parte della debole guardia che vi era posta, per assicurarsi della persona del capo di Governo, esigere da lui delle concessioni che non era in suo potere di firmare e che non appartengono che al Sovrano.
«Concepirete da ciò, Signori, che da uomo d'onore e da soldato, non potrò mai compromettere nè l'uno nè l'altro, come obbliga il mio dovere verso l'Imperatore.
«Sta in Voi, Signori, se avete influenza sui capi del movimento rivoluzionario, se potete deciderli ad astenersi da ogni atto ostile; perchè per tutto quel tempo che sarò attaccato, che i miei soldati saranno uccisi sotto i miei occhi, mi difenderò col coraggio che loro inspira il modo con cui furono assaliti, e a me il sentimento dell'odiosa sorpresa di cui si sono serviti verso di loro.