Il bisogno di far conoscere la condizione de' Milanesi agli abitanti delle terre circostanti, e l'impossibilità di potervi soddisfare con mezzi diretti, inquantochè una barriera di corpi umani circondava, stringeva Milano tutta, suggerì al Consiglio di Guerra di far uso di palloni che svolazzavano per l'aria portando il seguente proclama:
«A tutte le città e a tutti i comuni
del Lombardo-Veneto.
«Milano, vincitrice in due giorni, e tuttavia quasi inerme, è ancora circondata da un ammasso di soldatesche avvilite, ma pur sempre formidabili. Noi gettiamo dalle mura questo foglio per chiamare tutte le città e tutti i comuni ad armarsi immediatamente in Guardia civica, facendo capo alle parrochie, come si fa in Milano, e ordinandosi in compagnie di 50 uomini, che si eleggeranno ciascuna un comandante e un provveditore, per accorrer ovunque la necessità della difesa impone.—Ajuto e vittoria.»
Il Consiglio di guerra
Cattaneo—Cernuschi—Terzaghi—Clerici
Il popolo gioiva di aver riveduti i suoi fratelli che languivano nelle prigioni politiche, e li colmava di onoranza. Abbiam citati i nomi di coloro che ritrovaronsi al Tribunale criminale: fra quelli che gemeano nelle prigioni di S. Margherita (ove vi era la Direzione di Polizia) annoveravasi il marchese Filippo Villani, Ravizza, Marcora, Ferrabini, ecc.
Il Ferrabini ritrovavasi propriamente all'infermeria, perchè era stato ferito nel 18 marzo, e ritrovavasi ancora colla camicia e coi pantaloni intrisi di sangue, zoppicante, e con bendata la testa e la mano. Sapendo d'aver riguadagnata la libertà, credette esser guarito: ma le sue ferite eran troppo gravi; talchè sorretto da due amici si diresse verso la propria casa onde riveder la propria famiglia. Giunto però nel vicolo di S. Fedele, il sacerdote don Giuseppe Lattuada non permise che il Ferrabini continuasse il cammino, temendo avesse a soccombere per via in causa delle ferite, e lo ospitò quindi in propria casa.
Ma quali furono le cause e gli autori di quelle ferite?
Gaetano Ferrabini nel 18 marzo, dopo avere preso parte alla costruzione di parecchie barricate ed eccitato in più luoghi a suonare a stormo le campane nella fiduccia di guadagnare alla rivoluzione il presidio del Circondario IIº di polizia in via Andegari, verso le 4 pom., brandendo con una mano una bandiera e coll'altra una vecchia spada, mettevasi per quella via gridando==Viva l'Italia. Ma giunto sull'angolo della via detta dei Tre Monasteri, ora Romagnosi, veniva d'improvviso affrontato dal figlio di Garimberti, che gli gl'intimò l'arresto. Il Ferrabini si rifiutò di seguirlo ed oppose gagliarda resistenza; circondato però dalle guardie di Polizia, sopraffatto dal numero, ferito replicatamente alla testa, nella schiena ed alla mano destra di cui ebbe mutilato un dito, veniva sospinto dalle punte delle bajonette entro l'ufficio del Circondario.
Perquisito sulla persona, gli si rinvennero proclami rivoluzionarii. Ciò bastò perchè lo si abbandonasse giacente a terra, perdendo sangue dalla testa, e gli si niegasse persino la somministrazione invocata di un po' d'acqua. Nella notte venne trasportato nella infermeria delle carceri di S. Margherita, ove vi rimase sino al 20 marzo in cui fu liberato dalla rivoluzione vittoriosa.