Giunte e diffusesi per Milano le nuove delle riforme piemontesi del 30 di ottobre, esse produssero un po' d'agitazione non troppo ben celata. Nazari, deputato presso la Congregazione centrale, espose allora al governo con particolareggiato rapporto il malcontento che le gravose tasse e la licenza militare e gli arbitrii polizieschi avevano sparso nel popolo. Il governatore gli rispose che si rimanesse la Congregazione centrale nei limiti di sue attribuzioni, e non le trascendesse in cose riferentsi alla politica. Il fatto del Nazari bastò per cattivare a lui la popolare simpatia, e si aperse una sottoscrizione onde erigergli un busto. E per rispondere al governator di Milano, che voleva persino niegare il diritto alla Centrale Congregazione di provocare riforme dal governo, il popolo usò il linguaggio e i mezzi del cospiratore: la stampa clandestina eccitò le passioni politiche: si inventò un linguaggio misterioso di segni, che venne rapidamente appreso ed usato dal popolo, e servì per comunicare le disposizioni dei segreti dirigenti del moto liberale. Non essendo possibile rifiutare il pagamento delle tasse dirette, giacchè colla forza si sarebbero con maggiori danni dei contribuenti percette, si ideò di ricusarsi alle tasse indirette, astenendosi dal fumare e dal giuocare al lotto: con ciò si sarebbe danneggiato l'erario imperiale, e sarebbe stato questo un mezzo per mantener vivo il sentimento d'opposizione liberale e per abituare il popolo all'unione de' propositi.

Sopravvenne intanto il 1848, e al 2 di gennajo di quell'anno più nessuno si incontrava fumando per le vie, eccettuati gli agenti di polizia e il militare. Ciò diede luogo a parziali collisioni, poichè intorno ai fumatori si aggruppavano i popolani gridando: Abbasso il sigaro, e li fischiavano. Durante quel giorno la polizia lasciò fare, comprendendo che le opposizioni alle dimostrazioni non facevano che dar loro maggior importanza e rendere più tenaci gli oppositori. Sul far della notte però le cose non si soffermarono a pacifica opposizione, giacchè i soldati cominciarono a reagire ed a maltrattare la folla. Vuolsi anzi che dall'autorità militare si dessero zigari alla bassa forza onde fumasse in pubblico e provocasse in tal modo disordini, nello scopo di prender partito da quei fatti per levare i poteri all'autorità civile e concentrarla tutti in quella militare.

Il podestà Casati, che si trovava in strada cercò di intromettersi in quella reazione militare, riprovando gli atti violenti dei soldati e dei poliziotti da una parte, e consigliando il popolo dall'altra ad usar prudenza. Ma vicino alla piazza dei Mercanti Casati fu fermato dai soldati e tradotto alla Direzione di polizia. Ciò valse a cattivargli le popolari simpatie, ed una folla compatta di gente l'accompagnò da lontano sino a S. Margherita, ove siedeva quella Direzione politica. Fu invero questo un atto che fece onore a Casati, sebbene, di carattere debole e incerto, più amante di nuovo principe che di vera libertà, dovesse poi in seguito smentire il giudizio che di lui si era formato il popolo.

Casati simpatizzava pel sovrano di Piemonte. Allorquando nel 1842 il principe Vittorio Emanuele di Carignano andò sposo coll'arciduchessa Maria Adelaide, figlia dell'arciduca Ranieri vicerè del regno lombardo-veneto, Casati progettò di presentare alla real coppia un'anfora con bacile d'argento. Lavoro artistico di cui fu l'opera a cesello allogata a Bellezza, nome celebrato in cesellatura; il disegno nella parte ornamentale affidato a Ferdinando Albertoli; il disegno della parte figurativa al consigliere Sabatelli; la modellatura infine a Benedette Cacciatori. Essendosi il Casati portato a Torino a presentare il dono, n'era ritornato decorato ed entusiasta ammiratore di Carlo Alberto e della Casa di Savoja.

L'arresto di Casati in piazza di Mercanti aveva da parte degli assessori municipali provocata una protesta a Torresani, capo della polizia, contro la licenza militare.

Casati venne allora ridonato a libertà, e sembrava essersi racquetati alquanto gli spiriti, allorchè il conte Neuperg, ufficiale austriaco, ridestò negli animi popolari il rancore, che, non spento, era soltanto assopito. Neuperg aveva distribuito tabacco a sue spese ai soldati onde girassero per le strade fumando e provocando il popolo: egli stesso attraversò la folla collo zigaro in bocca, colla spavalderia negli atti e nello sguardo, urtando l'uno, insultando l'altro: ciò fu causa di pubblica indegnazione: ciò fu sfida al popolo: ciò ridestò nella città un fremito d'ira, ed aumentò l'odio per l'Austria.

Vicino alla galleria De Cristoforis lo stesso consigliere don Carlo Manganini, amico di Torresani, antico inquisitore in una commissione contro i Carbonari, vecchio di 74 anni, avendo riprovato il contegno della truppa, un soldato l'afferrò e lo uccise con quattro sciabolate alla testa e due al braccio destro. Il delirio di sangue era giunto al colmo che non si risparmiavan più nemmeno i partitanti dell'Austria. Più di 60 furono tra feriti e morti trasportati all'ospedale, non contati quelli che furono portati e curati alle case loro.

Apparvero allora epigrammi sui muri delle case, tra i quali leggevasi la seguente strofa:

Hanno il zigaro fra' denti
Solo i birri e i confidenti;
Cittadini, state attenti
Se vi preme il vostro onor
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