Ore 3 pom. del 21 marzo 1848.

L'ufficio di Polizia in S. Simone fu pure preso con perdita di cittadini. La caserma di S. Francesco cadde anch'essa in potere degli insorti. Queste furono le conquiste dell'insurrezione: altri combattimenti però avvennero senza decisivo risultato, dei quali ne parleremo qui appresso. Riteniamo però di dover prima riportare un editto del Comitato della guardia civica, col quale eccitavansi tutti i cittadini a concentrare le loro forze sui punti più minacciati dal nemico: tale editto era così concepito:

Cittadini

È inutile durante il giorno, mentre il nemico è lontano, si fermino alle barricate interne quelli che sono muniti di fucile e di carabine. È alle barricate esterne, investite direttamente, che è d'uopo portare tutte le forze disponibili in soccorso dei valorosi che tengono fronte al nemico. Quelli pertanto che trovassero aver compiuta l'opera loro in un dato luogo, anzichè fermarsi alle barricate lontane dal nemico e d'altronde munite a sufficienza da' vigili abitanti delle contigue case, si rechino alla direzione generale della guardia civica, contrada del Monte N. 1263 c, casa Vidiserti, la quale ricevendo ad ogni istante domande di soccorsi dai difensori delle nostre più esposte posizioni, assegnerà condegno campo al loro valore. La vittoria è certa: colla più rigorosa disciplina la compiremo, vieppiù facilmente.

Viva l'indipendenza

Dal Comitato direttore della guardia civica

Ore 2 pom. del 21 marzo 1848»

A porta Ticinese verso sera avvennero gravi fatti: crediamo di riportarli colle parole del Tettoni nella sua Cronaca della rivoluzione di Milano.

«Verso le ore cinque di sera, egli dice, una mano di soldati irruppe dal dominante bastione di questa Porta, e per la via di un muro di cinta dell'ostiere Fossati, che primo colla moglie fu trucidato, invase la casa posta nel vicolo del Sambuco, num.º 3707, nella quale, trovata la porta aperta, ebbe facile ingresso. Cominciarono a devastare e derubare i pochi arredi del portinajo: indi saliti al primo e secondo piano atterrarono le porte, e trucidate quattro persone le gettarono in corte, gridando: fatevi guarire da Pio IX, e depredate anche qui in quasi tutte le stanze le misere suppellettili, e derubati i pochi danari e le lingerie, unica sostanza degli artigiani che colà abitavano, discesero le scale fino alle cantine dove la maggior parte delle donne s'erano rifuggite; e quivi senz'altro scaricata una fucilata, colpirono un bambino d'anni tre nelle braccia di suo fratello, egli pure mortalmente ferito; il morente bambino venne poscia barbaramente strappato dalle braccia non più valide del fratello, e gettato sulla siepe della strada confinante.—Pure nella stessa casa vi abitava certo Migliavacca d'anni 43 circa, ammogliato, con due figlie, uomo di specchiata probità, vero e caro padre di famiglia, il quale appena accortosi dei gridi che di subito si sparsero nel vicinato al furioso entrare delle soldatesche, procurò possibilmente di assicurare la propria famiglia chiudendosi in casa, ed opponendo tutta quella resistenza che chiunque avrebbe procurato di tentare nel vedere la propria vita congiunta alle parti più care di sè stesso minacciate da sicura morte. Sua disgrazia volle che vani fossero i suoi sforzi, giacchè, riunitisi que' mostri in numero sovrabbondante, gli sfondarono la porta; ed appunto per aver loro usato resistenza, appena entrati prima cosa fu di percuoterlo spietatamente ed obbligarlo a chiedere ginocchioni la vita, indi saccheggiarlo di tutto quel poco di meglio che aveva per l'importo di lir. 653. Poi risovvenendosi uno di essi che avevano dovuto impiegare qualche fatica per rendersene padroni, senza più riguardo niuno, subito come furia d'averno gli si avventa addosso, e duro e freddo qual marmo alle strazianti lagrime della moglie e delle figlie, che quasi fuor di sè stesse dallo spavento chiedevano grazia per l'infelice, gli scaglia un colpo sulla testa e gli altri lo imitano; indi così lo abbandonano estinto al suolo; lasciando gli sventurati suoi cari in uno stato di dolore che ci fa pena il descrivere, bastando il fatto da sè stesso a darne tutto il campo alla considerazione.—

«A Giovanni Battista Beltrami si deve la salvezza del borgo di Viarenna. Dopo di aver recato soccorsi di vitto e di denari agli abitanti di questa parte della città confinante coi bastioni della Porta, alla testa di pochi uomini eseguì una barricata mobile con fasci di legna, e la spinse avanti l'inimico, il quale vi scaricava contro una grandine di palle ed alcuni colpi di cannone a mitraglia. Infiammati i nostri di furor patrio non temono la morte, e si spingono tanto sotto che costringono l'inimico alla fuga, lasciando tre de' suoi morti sul campo.—Il Beltrami contribuì ancora alla liberazione di Cittadella.»