Occorreva però di provvedere acciò nel parapiglia non fuggissero gli altri detenuti per delitti, poichè essi eransi già accinti a procurarsi la libertà. Accorsovi però l'avv. Pier Ambrogio Curti, membro del Comitato di Pubblica Sicurezza, impugnando una sciabola nella destra e una pistola nella manca, come ebbimo in eguale atteggiamento già a vederlo nella contrada di S. Damiano, si affacciò arditamente alla porta d'uscita, minacciò d'esploder l'arme da fuoco sul primo che s'avanzasse, cercando con altre parole poi di persuadere i detenuti che si avrebbe tenuto grande calcolo della loro sottomissione; che egli impegnava la sua parola d'onore che l'instruttoria sarebbe stata accelerata, rimessi in libertà gli assoluti, ritenuta pei condannata una circostanza molto attenuante quella di aver ottemperato in quel momento all'ingiunzione di rientrare in carcere. E tanto disse e tanto fece, che quegli uomini, che pur sentivano amor di patria, deposero le armi che già stringevano e rientrarono nella prigione. A questo fatto vi concorse poi anche la presenza di coraggiosi cittadini che accorsero ad assecondare l'opera e gli sforzi del Curti.
Il Genio militare era uno dei pochi luoghi ancora occupati dalla truppa, ove vi si distinsero fra i molti il Sottocorno, l'ingegnere Suzzara ed Augusto Anfossi, di cui abbiam già parlato a pagina 76. Francesco Pagnoni, che erasi adoperato fino del primo giorno (18) come lettore di tutti i proclami che circolavano per la città e nel persuadere le mogli e le madri a lasciare che i loro mariti e figli prendessero parte all'insurrezione, con coraggio e con gravi sacrifizii prestossi nei combattimenti di contrada di Brera e del Monte di Pietà a tenere indietro i soldati austriaci che tentavano di oltrepassare le barricate per portarsi al Genio onde salvare il presidio che in quel palazzo stava rinchiuso. Ma per quanto impetuosi fossero gli assalti dei soldati pure ogni lor tentativo veniva paralizzato e reso frustaneo da una pioggia di tegole e di sassi che cadevano da ogni punto del tetto della casa Passalacqua. I Tedeschi vedendo tornar vani i loro sforzi, ripiegarono al Comando Generale e saliti sul tetto di quel palazzo diressero quantità di colpi di spingarda sugl'insorti, senza che alcun di loro però ne rimanesse ferito. Mezz'ora dopo ritornarono all'assalto delle barricate: ma i difensori di esse, riparati sui fienili, con una ben nudrita pioggia di tegole, e di ogni sorta di macerie di cui erano ben provvisti, di nuovo li fecero retrocedere. Il combattimento durò dalle 11 ant. alle 4 pom., dopo di che si recarono al Genio.
Alla presa del Genio, il Pagnoni fu tra quelli che vi penetrarono, e vi ebbe campo di salvare una cameriera addetta alla famiglia del conte Neuperg e la condusse salva a' di lei parenti.
La presa del Genio venne ben tosto notificata al popolo col seguente avviso:
Cittadini
Nuove vittorie!
Il nemico che occupava il palazzo del Genio, dopo replicati assalti ha ceduto al valore dei prodi nostri cittadini. Oltre a 160 soldati e tre officiali sono i nemici che si costituirono prigionieri, cedendo armi e munizioni.
Dio è con noi!
Viva l'Italia
Dal Comitato di pubblica difesa.