Era trascorsa di due ore la mezzanotte, allorchè il terribile rombo dell'artiglieria cessò: al gran frastuono successe un monotono silenzio che veniva soltanto rotto dal grido di All'erta, che partiva dalle barricate e faceva il giro di tutta la città. Gli appostamenti degli insorti alle barricate vicine ai bastioni furono sorpresi del gran passaggio di truppa, ma non compresero che trattavasi di ritirata se non al momento in cui tacquero le artiglierie. Il popolo conobbe allora che Milano era libera: la notizia circolò con straordinaria rapidità per tutta la città:—tutti accorsero al Castello:—grida acute si alzarono dovunque di: Fuori i lumi! I Tedeschi se ne sono andati! Vittoria! Vittoria!—Uomini, donne, vecchi, fanciulli, sin gli ammalati tentarono scendere, affollarsi pelle strade, mormorandosi reciprocamente domande sopra domande: È proprio vero che son partiti? Di dove sono andati? Per dove si son diretti?
Il Castello venne invaso dal popolo:—la bandiera tricolore fu issata sul forte:—i popolani salirono sui torrioni e ne gettarono abbasso i cannoni, che vennero tosto portati sulle mura della città.
Orribili spettacoli si offrirono in Castello allo sguardo del popolo! Cadaveri di cittadini fucilati nella corte, malati, militari morti, arse molte carte. I poveri nostri arrestati nel Broletto, che sommavano a trenta, fra i quali il fiore della cittadinanza, eran stati nei giorni precedenti rinchiusi in una prigione oscura, bassa, senza letti da riposare, nutriti di pane nero ed acqua, confusi coi ribaldi; quindi eran stati legati a due a due, col prete alla testa, e condotti in cortile per esser fucilati: undici vennero passati infatti per le armi; diecianove condotti in ostaggio; i rimanenti delle varie parti della città furon liberati dal popolo; ma, sfiniti dalla fame e dai patimenti, dovettero riparare alle lor case, accompagnati dal popolo che gioiva nel rivederli.
Così Milano fu libera!
Una notizia manca ancora a somministrarsi da noi.
Come si era provveduto in que' giorni pelle somministrazioni di viveri ne' luoghi in cui la vicinanza del nemico o l'infuriar della lotta rendeva difficile, se non impossibile ogni communicazione co' negozii di commestibili? E come si era provveduto pe' squallidi rioni della città, nei quali la miseria doveva far languire di fame quantità di famiglie povere?
In contrada del Monte Napoleone, nella casa della celebre cantante Pasta, situata di contro alla casa Vidiserti, era stabilito un ufficcio annonario, il quale provvedeva i viveri per la città, mandando commessi a requisire pane da tutti i fornai, dietro pagamento a pronti contanti. Requisito il pane, lo si faceva trasportare nei quartieri in cui sentivasi maggiore il bisogno.
A dirigente di quell'ufficio eravi il signor Pio Ottolini de Campi, coadjuvato da' diversi commessi. In que' momenti di lotta egli riceveva ordini verbali dalla municipalità costituitasi in Governo Provvisorio, ed impartiva egli pure verbalmente i suoi ordini. L'Ottolini doveva recarsi di qua, di là per le perquisizioni di viveri, e per le somministranze ai bisognosi; e siccome egli non aveva con sè che due commessi, così s'approffittò dell'opera di un cittadino che trovò nella casa Pasta allorchè vi fu trasferito l'ufficio annonario.
Questo cittadino era un tipografo di cui già ebbimo campo a parlarne: era Francesco Pagnoni, sul conto del quale noi che scriviamo quest'istoria ebbimo dall'Ottolini personalmente le seguenti informazioni. Abbandonato il talamo nuziale, accorse nel primo giorno della rivoluzione nei varii punti della città ove i bisogni della patria chiamavano i cittadini. L'Ottolini lo incontrò nella stessa casa Pasta, allorchè vi trasferì l'ufficio annonario, e d'allora in poi il Pagnoni coadjuvò in ogni modo l'opera dell'Ottolini, recandosi con lui a porta Tosa, a porta Romana ed a porta Vigentina specialmente a requisir viveri ed a distriburli nei luoghi che ne avevano più bisogno; nè guardò il Pagnoni a disagi od a pericoli di sorta; premuroso, infaticabile, non richiesto, si era lui stesso il Pagnoni offerto: non avendo arma da taglio se ne era procurata bentosto una di nuovo genere, Ma non nuova a que' giorni, ne' quali di un chiodo facevasi un'arma, di una pertichetta costruivasi una lancia. Così aveva fatto il Pagnoni. Ad un lungo bastone aveva attaccato un'accuminata accetta all'estremità superiore, assicurandola con un pezzo di corda. Quella fu l'arma da taglio di cui si munì a difesa dell'ufficiale delle sussistenze allorchè si recava per le requisizioni e per le somministrazioni.