Impossibile era ormai agli imperiali di sostenersi più oltre in Milano: il prolungar la lor permanenza non faceva che sacrificare sempre più soldati senza speranza di favorevole scopo, e per di più minacciava alla truppa di trovarsi preclusa ogni ritirata alle fortezze e bloccata dal numero sempre più crescente degli insorti. Deliberò allora Radetzky di riparare nelle fortezze; ma pur temendo di venir perseguitato nella ritirata, egli la volle coprire con stratagemmi di guerra. Giovandosi dell'oscurità della notte, fece accender fuochi ed appiccare incendii in direzione diversa della via che voleva prendere; quindi, fatti suonare tutti i suoi tamburi e tuonare le sue artiglierie, quasi volesse tentare un disperato assalto alle barricate di Milano, mentre tenevasi intento il popolo allo straordinario fulminar delle artiglierie e al divampare degli incendii in varii punti, compiette la ritirata.

E per quella ritirata erasi già preparato tutto durante la notte: le truppe, sparse intorno a Milano, eran state da ogni parte richiamate e ammassate dietro al Castello, pronte agli ordini superiori, inconsapevoli però di quanto si trattasse. La massima confusione regnava in Castello.

A un'ora dopo mezzanotte stendevasi il seguente scritto per ordine di Radetzky, onde provvedere agli infelici che dovevano rimanere nelle infermerie o senza parenti:

«Milano, dall'I. R. Comando dell'Armata Austriaca in Italia

Ore 1 (dopo mezzanotte).

«Il Comandante superiore dell'armata d'Italia ha affidato, partendo, al signor capitano Gnoato Antonio la cura del Castello e il difficile incarico di tutelare la sicurezza personale di tanti ammalati e feriti, e dei rispetivi medici e chirurghi, come pure di tante donne e fanciulli tedeschi impossibilitati a partire colla truppa, e quindi esposti all'arbitrio del subentrante governo di questa città. Il Comandante superiore lusingasi che quanto la probità conosciuta di detto signor capitano inspirava fiducia a commettergli così nobile ufficio, altrettanto varrà la medesima ad ottenergli il suffragio della politica autorità subentrante, che a questo modo inizierà il suo potere con atto di sublime e magnanima e santa filantropia.

«Per il generale in capo conte Radetzky,

—Schonhals T. M.»

Le truppe imperiali sfilavano quindi nel massimo silenzio pei viali dei bastioni: avevano seco l'artiglieria, i bagagli e 300 e più famiglie d'ufficiali o d'impiegati, che si eran mantenute devote al governo austriaco. Malagevole però era la lor marcia, giacchè gl'insorti erano riusciti di già a segare alberi al piede e lasciarli cadere attraverso la strada onde barrarla. Dovevansi quindi rimuovere quelle piante per lasciar libero passaggio ai carri ed alle carrozze.