«Al Comitato di Guerra

«Ore 8, sera.

«La porta è in fiamme; alcuni soldati si sono rifuggiti dai bastioni in corpo di guardia, che lateralmente arde. I nostri ve li tengono inchiodati a schioppettate. Del resto, rimettersi al latore. Ci si mandi polvere e palle. Salute. Viva la patria.

«Cattaneo Angelo.

«Ho già mandato qualche villico al Comitato; qui ne abbiamo altri; dall'orfanatrofio vengono satollati perchè affamati.

«Cattaneo Angelo.

«P. S. Il caro amico Montanari, capo delle guardie di finanza si è distinto in varii scontri».

Chi prese ed incendiò porta Tosa difesa di 6 pezzi di cannoni, troviamo nell'Archivio triennale, fu il capitano Manara.—Il primo a portar fuori di Milano la bandiera tricolore fu Pirovano Paolo, d'anni 17, abitante in borgo della Stella al N. 210, di professione falegname: richiesto in seguito quale ricompensa desiderasse, rispose: D'essere ammesso nella Guardia Civica. Chiedeva una grazia per l'età giacchè l'arruolamento nella Guardia Civica era dagli anni 20 ai 60.—Paolo Vicenzini, di Corte in Corsica, abitante in S. Vito al Pasquirolo, di professione daguerrotipista, fece miracoli di valore: dalle 2 e mezzo alle 4 ore dalla penultima casa a destra di porta Tosa fece 6 colpi sui Tedeschi e sei ne uccise: il settimo andò fallito: coll'ottavo tagliò il braccio dritto a un ufficiale: col nono ferì il generale che veniva con due cannoni. C. Cattaneo al Comitato ricompensò poi questo valoroso col dono di una carabina guernita in bianco: Vicenzini giurò di rimeritarla di nuovo.

A porta Ticinese si barrò Cittadella: G. B. Beltrami (fonditore) immaginò e mise in esecuzione una barricata mobile, costrutta con fasci di legna, la spinse innanzi, e dietro essa rimasero a combattere al coperto molti animosi popolani. Gli Austriaci fecero fuoco contro la barricata, tanto con fucileria, quanto coi cannoni caricati alcuni a palla, altri a mitraglia: ma vedendo infruttuoso l'attacco, i Tedeschi cercarono girar per di dietro la barricata onde sorprendere alle spalle gl'insorti; in parte vi riuscirono, ma, strenuamente pugnando, i popolani obbligarono la truppa a ritirarsi. Altrove in porta Ticinese il Beltrami improvvisò altra barricata mobile. In Viarenna si combattette, e si spazzò la via da ogni soldato. Il lattivendolo Meschia Giovanni, che abbiam veduto abile bersagliere in via Vetere in quei giorni, nel 22 marzo era salito sul tetto di una casa prospiciente il campanile di S. Eustorgio, e di là uccise con dieci colpi altrettanti soldati che si erano impadroniti di quella torre, e dalla quale facevan fucilate contro i cittadini.

Dopo difficili e pericolosi lavori, gl'insorti s'avvicinaron per dietro alla caserma di S. Eustorgio, perforando muri di case e scalando cinte dei giardini; quindi, assediatala, cinta da continue scariche di micidiale fucileria, l'obbligarono a resa.